[Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Moderatore: Bucanieri Dei Caraibi

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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok »

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Anche Guybrush era curioso - molti di quei giocattoli erano quelli che aveva amato da bambino, e aveva anche avuto. Ma aveva qualcosa da fare qui, e così, invece di gironzolare per il negozio, si avvicinò ad un basso uomo calvo che sembrava correre per tutto il negozio.

L'uomo infatti era il gestore del negozio - lo era da diversi decenni. Il lavoro aveva lasciato il suo segno su di lui - aveva degli occhi piccoli e lucenti, una grande pancia, e una strana schiena un po' magra su cui poggiava la parte superiore del suo corpo. Insieme alle braccia che sembravano appese verso il basso, senza vita (a meno che non stessero misurando qualcosa), l'impressione generale era che lui si muovesse per il locale come un sonnambulo.

Guybrush riuscì ad attirare la sua attenzione cosicché gli porse l'invito. «Ah, hai un costume riservato!" esclamò il negoziante. Dietro di lui, Jojo stava provando sulla maschera di Cannibal Ted™ per le dimensioni. "Vediamo....., penso che tu abbia un costume giusto qui." Si avviò verso il retro del negozio. "Da questa parte, prego."

"Se potessi camminare in quel modo non avrei bisogno del talco", disse Guybrush tra i denti, e seguì il negoziante sul retro.

In un piccolo angolo, circondato da grandi tende viola su entrambi i lati, c'era una piccola alcova che somigliava ad un armadio. L'unico capo di abbigliamento appeso nel guardaroba era un abito da cocktail viola. Le maniche scendevano fino alla metà superiore delle braccia, l'orlo si stendeva finpoco sopra le ginocchia, e il taglio della scollatura era sufficiente alle persone per dare una buona occhiata alle sue clavicole.

Guybrush era contento di non essere qualche centimetro più alto, o sarebbe potuto essere davvero imbarazzante.

"Beh, ecco", ha detto il negoziante. "Ultimo costume prenotato. Naturalmente, tutti quelli buoni sono stati presi da qualche ora." Vedendo l'espressione di Guybrush, aggiunse, "Non c'è da preoccuparsi. Con questo sarai sulla bocca di tutti alla festa."

Questo era ciò di cui Guybrush era soprattutto preoccupato.

"Bene, divertiti e goditi il tuo costume", disse il negoziante, andandosene. Guybrus prese l'abito dalla sua gruccia, lo piegò delicatamente, e lo mise nel suo cappotto. Sicuramente sarebbe stato un bel vestito, con i suoi merletti e nastri, aveva soltanto il proprietario sbagliato.

Guybrush tornò nel negozio. "Andiamo, Jojo", disee al suo amico, mentre oscillava pieno di divertimento dalle travi del tetto. "Giù da lì."

Uscirono alla luce del sole, e andarono alla volta del party del governatore.

"C'è qualcosa in cui posso aiutarti?" chiese la guardia, parlando con Guybrush ma guardando con curiosità Jojo.

Guybrush questa volta non balzò terrorizzato, in parte perché la guardia non aveva indossato la sua maschera. Guybrush non poteva darle torto, si doveva soffocare con quel coatume.

"Potresti lasciarmi andare al party", accennò Guybrush.

"Credo di averti già detto che la festa è solo su invito", disse la guardia con impazienza.

"Ecco il mio invito", disse Guybrush, mostrando il suo piccolo pezzo di carta.

La guardia sembrava sorpresa. "Ma guarda un po'. L'invito ce l'ha davvero.. Hai un costume?"

Guybrush annuì. "Ho preso il mio costume proprio qui", disse, accarezzandosi il cappotto.

"Meglio che lo indossi," consigliò la guardia.

"Be', se insisti,", disse Guybrush. "Ma dovrai cercare di trattenerti." Guybrush iniziò a togliersi la camicia.

"No, no! Non qui!" disse la guardia rapidamente. "Va nei cespugli o da qualche altra parte."

Guybrush seguì il suo consiglio prima che il suo volto diventasse ancora più rosso. "Accidenti," mormorò la guardia. Jojo annuì comprensivo. "Chi sei tu?" chiese la guardia, rivolta a Jojo. "La sua scorta?"

Dopo qualche minuto Guybrush tornò, un po' timido. L'abito gli vestiva bene, fatta eccezione per i suoi stivali e alcuni indumenti intimi nascosti. Al loro posto indossò l'abito da cocktail, ora di un colore più simile al lilla a causa del sole intenso. Aveva una schiena molto SCOPERTA - Guybrush sperò di non dover indossare quel vestito per troppo tempo, altrimenti sarebbe finito con un grave caso di scottatura.

"Oh, come sei carino", disse la guardia in segno di apprezzamento. "E gli stivali danno un tocco di classe. Ok, credo che tu possa passare. Ma io non sono sicura di lui -" e qui guardò Jojo.

«Ah», disse Guybrush. "È il mio, uh, chaperon". Jojo guardò Guybrush con gli occhi spalancati.

"Chaperone", disse la guardia.

"Sì", confermò Guybrush. "Non è sicuro lasciarmi da solo ad una festa." Oltrepassò la guardia, sollevò la barra di blocco, e in poco tempo lui e Jojo stavano attraversando il giardino del palazzo del Governatore Marley.
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Blackmonkey
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da Blackmonkey »

Ho iniziato a riunire i pezzi in un unico file, così da semplificare la revisione.
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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok »

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Guybrush teneva i suoi abiti sul braccio. Avrebbero dovuto essere nascosti da qualche parte prima di arrivare alla villa del Governatore. Fu così che quando finalmente raggiunsero la terraferma, Guybrush trovò un nascondiglio per i suoi vestiti, non troppo lontano dal sentiero principale. Soddisfatti, Guybrush e Jojo continuarono verso l'ingresso della villa.

Il percorso procedeva verso l'alto, verso il basso e tutt'intorno. Ogni tanto, veniva segnalato da un lampione. Presto arrivarono a un piccolo torrente, attraversato dall'arco caduto di un tronco enorme. Guybrush e Jojo lo attraversarono e, infine videro il palazzo.

Questa volta non c'era nessuna vista sul mare, come sull'isola di Phatt. Né un'architettura particolarmente ricercata, o dei giardini finemente curati. Ciò che il palazzo dell'isola di Booty aveva a suo favore erano le sue dimensioni. Fin dove lo sguardo di Guybrush poteva stendersi, l'area circostante la tenuta era ben tenuta, una foresta pluviale curata nei minimi dettagli e anche dei campi di orchidee. Il palazzo del Governatore si trovava in mezzo a tutta questa vegetazione, una struttura massiccia di tre piani con torrette, scale, camini, archi e balaustre.

Davanti all'ingresso c'era un grosso cane marrone che dormiva e, non lontano da li un giardiniere che lavorava. Tutto sembrava veramente tranquillo e Guybrush non riusciva ancora a sentire i rumori tipici di un party.

Lui e Jojo camminavano lentamente lungo il passaggio frontale, pulito con i suoi ciottoli spazzolati. Intorno a loro gli uccelli cinguettavano dagli alberi, e una brezza calda soffiava da est.

Raggiunsero la porta d'ingresso. Guybrush prese un gran respiro, e l'aprì.

Ci fu un esplosione di musica, insieme ad innumerevoli voci e grida. Dopo si cominciarono a sentire gli odori, accoglienti e invitanti, di pesce fritto e grog. E al di sopra di tutto questo sovraccarico sensoriale c'erano un milione di persone in costume e maschere delle più varie e fantasiose.

Beh, forse non un milione, si corresse Guybrush. Ma certamente molte persone. Quello che sembrava il salotto di Governatore Marley era quasi tutto pieno di gente in festa, riunita in gruppi che chiaccheravano allegramente.

Guybrush e Jojo camminavano lentamente. Nessuno si era accorto della loro presenza. Guybrush si guardò intorno cercando di riconoscere qualcuno, ma senza fortuna. In quei costumi, probabilmente non avrebbe riconosciuto neanche Elaine.

Jojo era scomparso tra la folla. Guybrush si diresse ad un tavolo, dove due bassi pirati stavano mangiando un po' di tutto. La vista delle lische di pesce su un piatto d'argento disse a Guybrush che era arrivato troppo tardi per gli antipasti.

"Per Elaine Marley!" esclamò un pirata con degli occhiali verdi, la barba rossa e delle bretelle.

"Per Elaine!" rispose il pirata accanto, che era ancora più basso e aveva una pentola sulla testa. Così brindarono e bevvero.

"Per questa grande festa!"

"Alla festa!" un'altra bevuta. Guybrush cercò di fare conversazione con loro, ma questi non erano interessati.

"E facciamone uno per il Jolly Roger!"

"Sì! Per Roger!"

"A Babbo Natale!"

"Babbo Natale!"

"Per l'amore di un buon pappagallo!"

«Sì! Il migliore amico di un pirata!"

"Al capitano che abbiamo strozzato tre anni fa!"

"Prendi questo! Questo è quello che gli dico!"

Guybrush lasciò perdere questi allegri pirati e si avvicinò alla finestra, in cui uno scheletro stava parlando con un alce.

"Perderò dieci chili di sudore con questo stupido costume," gemette l'alce. Puzzava come se fosse già sulla buona strada, pensò Guybrush.

"Scherzi a parte," disse lo scheletro. "Ho dimenticato di fare qualche buco per l'aria nel mio."

"Perché abbiamo messo su questa roba?"

"Non lo so." Lo scheletro assunse un'aria filosofica. "Credo per dimostrare che siamo una coppia di ragazzi amanti del divertimento?" Guybrush aveva appena notato che anche questi due individui avevano dei bicchieri di grog in mano. In realtà, tutti sembravano avere un bicchiere di grog. Guybrush avrebbe voluto avere un bicchiere di grog.

"Hai partecipato alla gara di sputi?" chiese l'alce.

"Sì. Sono arrivato secondo"

"Non male!" si congratulò l'alce.

"Sì, beh, sai," disse lo scheletro imbarazzato. "Avevo il vento a favore." Guybrush prese un appunto mentale che, se avesse mai provato di nuovo la gara di sputi, avrebbe dovuto aspettare la giusta corrente d'aria.

"Un party, eh?" domandò Guybrush.

"Sì", disse lo scheletro. "Hai provato il pesce?" proseguí, non parlando con Guybrush, ma con l'alce.
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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok »

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"Sì. Sono quasi soffocato con una lisca. Ehi, l'hai sentita quella dell'Orso polare con il labbro leporino?"

"Sì. La settimana scorsa."

"Sì, beh, la sai," disse l'alce. Questo purtroppo era uno dei problemi del vivere su un'isola dov'era sempre Martedì Grasso - tutti sapevano tutte le battute. A volte, questo rendeva le cose difficili.

"Sì."

"Come va con il lavoro?" chiese l'alce.

Lo scheletro fece il segno di così così con la mano. "Il solito vecchio lavoro."

"Ti piace la musica?"

"Non è male", ammise lo scheletro, bevendo un sorso di grog.

"Dove hai preso il costume?"

"L'ho indossato l'anno scorso. Vuoi fare a cambio?"

"No. Va tutto bene."

Guybrush tentò di nuovo di inserirsi nella conversazione, ma fu ignorato. "È bello farsi vedere ogni tanto", disse lo scheletro.

"Sì."

"Conosci nuovi scherzi?"

L'alce scosse l'enorme testa. "Non ne sento da mesi". Guardò il tavolo da pranzo. "Devo farmi dare la ricetta di quel pesce."

"O si."

Guybrush si allontanò, facendosi strada attraverso la folla finché non riuscì a trovare un posto libero nella zona del caminetto. Qui, altri due pirati conversavano. Uno era un'altro uomo basso che indossava una enorme maschera da cannibale, di circa due piedi di diametro. In piedi vicino a lui c'era una donna in una camicia viola e abito blu. La sua unica concessione alle esigenze della festa era una piccola maschera bianca, del tipo Fantasma dell'Opera. Guybrush non ne era sicuro, ma pensava che sarebbe potuta essere Elaine.

"Bella maschera," stava dicendo il cannibale.

"Grazie," concordò la donna. Il suono della sua voce non era molto simile a quello della voce di Elaine, ma Guybrush rimase ad ascoltare per ogni evenienza.

"Più elegante rispetto alla maggior parte delle altre qui."

"Sì, grazie", disse la donna.

"Non è la tua solita testa enorme del Martedì Grasso", proseguì il cannibale.

"No," concordò la donna, un po' bruscamente.

"Probabilmente hai risparmiato un sacco di materiale, eh?" disse il cannibale.

"Sono sicura di non saperlo", rispose la donna altezzosa.

Il cannibale non fece caso al suo tono. "Non che la calcapesta sia molto costosa", confessò.

"Vuoi dire, 'cartapesta?'" Chiese la donna.

"Sì come ti pare."

"No, non credo che sia cara allo stesso modo per tutti", disse la donna in un tono che suggerì l'idea che se fosse stata costosa in qualche modo, nessuno da quelle parti l'avrebbe usata.

"Comunque, devi averne risparmiata un sacco", disse il cannibale.

Quest'ultimo commento fu troppo per la donna. "Non ho mai risparmiato quando si è trattato di vacanze," disse severamente la donna.

Il cannibale finalmente capì che si era spinto troppo oltre. «Be', non intendevo dire che fossi povera-"

"Party e palline sono la mia vita", disse l'altra. Sembrava sconvolta.

"Volevo solo dire-"

"Fare il gay è l'unico scopo che posso trovare nella mia misera, confortevole vita."

"Sono sicuro che deve essere difficile-"

"Ma tu dici che il mio costume sembra scadente", disse la donna in tono ferito.

"No, no. È grande!" disse il cannibale con entusiasmo.

"Questo non è quello che hai detto prima."

"Ho soltanto detto che sembrava ... grazioso."

"Non possiamo lasciar perdere?" chiese la donna.

"Sì. OK. Va Bene." Il cannibale e la donna bevvero una lunga sorsata di grog.

Guybrush arrivò alla conclusione finale che quella non era Elaine. Mentre li lasciò e attraversò la folla ancora una volta, non sentì la voce di Elaine da nessuna parte. Forse non era nemmeno qui, forse era da qualche altra parte nel palazzo.

C'erano solo due vie d'uscita da quella stanza. C'era la porta d'ingresso, che non sarebbe stata di grande utilità. E c'era una scala, che conduceva al pianerottolo del primo piano.

Purtroppo per Guybrush, l'ingresso della scalinata era bloccato. Due pirati con enormi maschere stavano lì a parlare. Uno di loro aveva la più grande maschera che Guybrush avesse mai visto, la testa di un gigantesco pagliaccio larga quattro piedi. Dondolava mentre parlava. Aveva anche una cravatta verde con punti dorati e dei pantaloni viola, non avrebbe vinto alcun premio riguardo alla moda. Il suo compagno sembrava più brutto, a causa della testa di maiale e del cappotto di pelle che indossava.

Effettivamente quei due tizi non bloccavano totalmente la scala, la colpa era di due invitati, un uomo e una donna, che avevano preso sul serio lo spirito del Martedì Grasso.

"OK, la festa è finita, è tempo di tornare a casa", disse Guybrush alla coppia. Non gli rivolsero alcuna attenzione. "Posso vedere le carte d'identità di entrambi, per favore? Non hai mai sentito parlare di mono? Potreste mettervi un po' più di lato? Da parte, per favore. Prendete una stanza."

Nessuna risposta. Per quello che diedero a vedere, potevano anche non aver sentito Guybrush.

Nelle vicinanze, il clown suonava con poca soddisfazione. "Allora, dove sono tutte le ragazze?" ha chiesto.

"Sì, pensavo che ce ne sarebbero state qui," fu d'accordo il maiale.

"E poi anche, in questi costumi, chi può dirlo?"

«Questo è vero. Ci potrebbero essere delle ragazze di qui."

"Ma cosa possiamo fare?" chiese il clown.

"Beh ... ci basta chiedere", ha detto il maiale lentamente.

Al clown quest'idea non piaceva molto. "Chiedere? Sei matto?"

"Sì. Credo che tu abbia ragione", disse il maiale.

Il clown sospirò.

"Al Martedì Grasso è veramente dura per noi scambisti," concordò il maiale.

"Brinderò a questo", disse il clown. Lo fece.

Guybrush si guardò intorno. Non era alla ricerca di donne, ma di una sola donna. E lei non era li.

Ma in quel momento accadde qualcosa di completamente inaspettato.

Guybrush stava guardando il caminetto, vicino al cannibale. C'era una grande cornice sopra il caminetto. E, come se niente fosse, in un angolo della cornice, c'era quello che sembrava il pezzo di una mappa.

Per un momento, Guybrush rimase completamente immobile. Poi si tuffò in avanti, spintonando tra la gente. Come poteva essere possibile? Non lo avrebbe lasciato in giro così in piena vista, giusto?

Ma, quando Guybrush finalmente emerse dall'altra parte della folla, vide che sì, quello era un pezzo della mappa di Big Whoop. Rapidamente Guybrush allungò una mano e prese il pezzo di mappa, che scivolò nelle sue tasche. "Va bene! Ho il primo pezzo della mappa!" disse, più forte che poteva.

Senza perdere altro tempo, Guybrush tornò alla porta d'ingresso e uscì verso il sole del pomeriggio.

Mentre lo faceva, si ricordò di Jojo. Ma prima che potesse tornare al party per riprenderlo, Guybrush notò che il cane vicino alla porta lo stava fissando in modo strano. Il suo piccolo, naso nero si contraeva con sospetto.

"Qual è il problema, ragazzo?" domandò Guybrush. "Qualcosa non va?"

Il cane improvvisamente alzò la testa e iniziò ad abbaiare furiosamente. Il rumore mise in allerta il giardiniere, che venne ad indagare.

"Uh ... bel cagnolino ..." disse Guybrush.

Il giardiniere, che sembrava di origini asiatiche nel suo cappello di paglia, portò in basso la sua mano ad accarezzare il cane. "Qual è il problema, Guybrush?" chiese.

C'erano stati tanti problemi. LeChuck lo stava cercando e lui era in fuga. Quel pazzo voleva ucciderlo. E in qualche modo questo giardiniere, che non aveva mai visto prima, conosceva il suo nome. Ma Guybrush era un ottimista. "Niente che un grande abbraccio non può curare", suggerì al giardiniere.

Il giardiniere guardò Guybrush in modo strano. "Stavo parlando con il cane. Chi sei?"

Guybrush era sconcertato. "Ha chiamato il suo cane Guybrush?"

"Sì, non lo capisco neanche io", disse il giardiniere altrettanto sconcertato. "Non è poi un granché ti dirò. Lei dice che il motivo è perché lui è scemo, inutile e si mette sempre tra i piedi. Ma lui sicuramente può fiutare gli oggetti del governatore. Forse dovresti svuotare le tasche."

"Prova a prendermi, vecchio!" lo sfidò Guybrush. Si voltò e cominciò a correre.

Il giardiniere tirò il suo rastrello. Questo finì nel prato, di fronte Guybrush, esattamente nel posto in cui Guybrush sarebbe andato a finire camminandoci sopra, in modo che gli avrebbe colpito il viso con l'asta. Per un momento Guybrush rimase in piedi, ancora di stucco, poi cadde all'indietro sul terreno.

"Oh, attento al rastrello," gridò il giardiniere, ridondante.

La festa del Martedì Grasso del Governatore Marley era al piano inferiore del palazzo. Qui, al primo piano, c'era più calma.

Elaine Marley avrebbe potuto semplicemente sentire brandelli di musica mentre si alzava da uno dei suoi salotti, guardando tristemente fuori dalla finestra in stile occidentale. Aveva abbandonato il party già da ore.

Il giardiniere arrivò dal corridoio del primo piano, attraversando il tappeto viola disteso sofficemente sul pavimento di legno. "Governatore, ho preso uno dei vostri ospiti del party mentre si allontanava con la mappa di vostro nonno," disse.
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