[Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Moderatore: Bucanieri Dei Caraibi

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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok »

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Anche Guybrush era curioso - molti di quei giocattoli erano quelli che aveva amato da bambino, e aveva anche avuto. Ma aveva qualcosa da fare qui, e così, invece di gironzolare per il negozio, si avvicinò ad un basso uomo calvo che sembrava correre per tutto il negozio.

L'uomo infatti era il gestore del negozio - lo era da diversi decenni. Il lavoro aveva lasciato il suo segno su di lui - aveva degli occhi piccoli e lucenti, una grande pancia, e una strana schiena un po' magra su cui poggiava la parte superiore del suo corpo. Insieme alle braccia che sembravano appese verso il basso, senza vita (a meno che non stessero misurando qualcosa), l'impressione generale era che lui si muovesse per il locale come un sonnambulo.

Guybrush riuscì ad attirare la sua attenzione cosicché gli porse l'invito. «Ah, hai un costume riservato!" esclamò il negoziante. Dietro di lui, Jojo stava provando sulla maschera di Cannibal Ted™ per le dimensioni. "Vediamo....., penso che tu abbia un costume giusto qui." Si avviò verso il retro del negozio. "Da questa parte, prego."

"Se potessi camminare in quel modo non avrei bisogno del talco", disse Guybrush tra i denti, e seguì il negoziante sul retro.

In un piccolo angolo, circondato da grandi tende viola su entrambi i lati, c'era una piccola alcova che somigliava ad un armadio. L'unico capo di abbigliamento appeso nel guardaroba era un abito da cocktail viola. Le maniche scendevano fino alla metà superiore delle braccia, l'orlo si stendeva finpoco sopra le ginocchia, e il taglio della scollatura era sufficiente alle persone per dare una buona occhiata alle sue clavicole.

Guybrush era contento di non essere qualche centimetro più alto, o sarebbe potuto essere davvero imbarazzante.

"Beh, ecco", ha detto il negoziante. "Ultimo costume prenotato. Naturalmente, tutti quelli buoni sono stati presi da qualche ora." Vedendo l'espressione di Guybrush, aggiunse, "Non c'è da preoccuparsi. Con questo sarai sulla bocca di tutti alla festa."

Questo era ciò di cui Guybrush era soprattutto preoccupato.

"Bene, divertiti e goditi il tuo costume", disse il negoziante, andandosene. Guybrus prese l'abito dalla sua gruccia, lo piegò delicatamente, e lo mise nel suo cappotto. Sicuramente sarebbe stato un bel vestito, con i suoi merletti e nastri, aveva soltanto il proprietario sbagliato.

Guybrush tornò nel negozio. "Andiamo, Jojo", disee al suo amico, mentre oscillava pieno di divertimento dalle travi del tetto. "Giù da lì."

Uscirono alla luce del sole, e andarono alla volta del party del governatore.

"C'è qualcosa in cui posso aiutarti?" chiese la guardia, parlando con Guybrush ma guardando con curiosità Jojo.

Guybrush questa volta non balzò terrorizzato, in parte perché la guardia non aveva indossato la sua maschera. Guybrush non poteva darle torto, si doveva soffocare con quel coatume.

"Potresti lasciarmi andare al party", accennò Guybrush.

"Credo di averti già detto che la festa è solo su invito", disse la guardia con impazienza.

"Ecco il mio invito", disse Guybrush, mostrando il suo piccolo pezzo di carta.

La guardia sembrava sorpresa. "Ma guarda un po'. L'invito ce l'ha davvero.. Hai un costume?"

Guybrush annuì. "Ho preso il mio costume proprio qui", disse, accarezzandosi il cappotto.

"Meglio che lo indossi," consigliò la guardia.

"Be', se insisti,", disse Guybrush. "Ma dovrai cercare di trattenerti." Guybrush iniziò a togliersi la camicia.

"No, no! Non qui!" disse la guardia rapidamente. "Va nei cespugli o da qualche altra parte."

Guybrush seguì il suo consiglio prima che il suo volto diventasse ancora più rosso. "Accidenti," mormorò la guardia. Jojo annuì comprensivo. "Chi sei tu?" chiese la guardia, rivolta a Jojo. "La sua scorta?"

Dopo qualche minuto Guybrush tornò, un po' timido. L'abito gli vestiva bene, fatta eccezione per i suoi stivali e alcuni indumenti intimi nascosti. Al loro posto indossò l'abito da cocktail, ora di un colore più simile al lilla a causa del sole intenso. Aveva una schiena molto SCOPERTA - Guybrush sperò di non dover indossare quel vestito per troppo tempo, altrimenti sarebbe finito con un grave caso di scottatura.

"Oh, come sei carino", disse la guardia in segno di apprezzamento. "E gli stivali danno un tocco di classe. Ok, credo che tu possa passare. Ma io non sono sicura di lui -" e qui guardò Jojo.

«Ah», disse Guybrush. "È il mio, uh, chaperon". Jojo guardò Guybrush con gli occhi spalancati.

"Chaperone", disse la guardia.

"Sì", confermò Guybrush. "Non è sicuro lasciarmi da solo ad una festa." Oltrepassò la guardia, sollevò la barra di blocco, e in poco tempo lui e Jojo stavano attraversando il giardino del palazzo del Governatore Marley.
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Blackmonkey
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da Blackmonkey »

Ho iniziato a riunire i pezzi in un unico file, così da semplificare la revisione.
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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok »

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Guybrush teneva i suoi abiti sul braccio. Avrebbero dovuto essere nascosti da qualche parte prima di arrivare alla villa del Governatore. Fu così che quando finalmente raggiunsero la terraferma, Guybrush trovò un nascondiglio per i suoi vestiti, non troppo lontano dal sentiero principale. Soddisfatti, Guybrush e Jojo continuarono verso l'ingresso della villa.

Il percorso procedeva verso l'alto, verso il basso e tutt'intorno. Ogni tanto, veniva segnalato da un lampione. Presto arrivarono a un piccolo torrente, attraversato dall'arco caduto di un tronco enorme. Guybrush e Jojo lo attraversarono e, infine videro il palazzo.

Questa volta non c'era nessuna vista sul mare, come sull'isola di Phatt. Né un'architettura particolarmente ricercata, o dei giardini finemente curati. Ciò che il palazzo dell'isola di Booty aveva a suo favore erano le sue dimensioni. Fin dove lo sguardo di Guybrush poteva stendersi, l'area circostante la tenuta era ben tenuta, una foresta pluviale curata nei minimi dettagli e anche dei campi di orchidee. Il palazzo del Governatore si trovava in mezzo a tutta questa vegetazione, una struttura massiccia di tre piani con torrette, scale, camini, archi e balaustre.

Davanti all'ingresso c'era un grosso cane marrone che dormiva e, non lontano da li un giardiniere che lavorava. Tutto sembrava veramente tranquillo e Guybrush non riusciva ancora a sentire i rumori tipici di un party.

Lui e Jojo camminavano lentamente lungo il passaggio frontale, pulito con i suoi ciottoli spazzolati. Intorno a loro gli uccelli cinguettavano dagli alberi, e una brezza calda soffiava da est.

Raggiunsero la porta d'ingresso. Guybrush prese un gran respiro, e l'aprì.

Ci fu un esplosione di musica, insieme ad innumerevoli voci e grida. Dopo si cominciarono a sentire gli odori, accoglienti e invitanti, di pesce fritto e grog. E al di sopra di tutto questo sovraccarico sensoriale c'erano un milione di persone in costume e maschere delle più varie e fantasiose.

Beh, forse non un milione, si corresse Guybrush. Ma certamente molte persone. Quello che sembrava il salotto di Governatore Marley era quasi tutto pieno di gente in festa, riunita in gruppi che chiaccheravano allegramente.

Guybrush e Jojo camminavano lentamente. Nessuno si era accorto della loro presenza. Guybrush si guardò intorno cercando di riconoscere qualcuno, ma senza fortuna. In quei costumi, probabilmente non avrebbe riconosciuto neanche Elaine.

Jojo era scomparso tra la folla. Guybrush si diresse ad un tavolo, dove due bassi pirati stavano mangiando un po' di tutto. La vista delle lische di pesce su un piatto d'argento disse a Guybrush che era arrivato troppo tardi per gli antipasti.

"Per Elaine Marley!" esclamò un pirata con degli occhiali verdi, la barba rossa e delle bretelle.

"Per Elaine!" rispose il pirata accanto, che era ancora più basso e aveva una pentola sulla testa. Così brindarono e bevvero.

"Per questa grande festa!"

"Alla festa!" un'altra bevuta. Guybrush cercò di fare conversazione con loro, ma questi non erano interessati.

"E facciamone uno per il Jolly Roger!"

"Sì! Per Roger!"

"A Babbo Natale!"

"Babbo Natale!"

"Per l'amore di un buon pappagallo!"

«Sì! Il migliore amico di un pirata!"

"Al capitano che abbiamo strozzato tre anni fa!"

"Prendi questo! Questo è quello che gli dico!"

Guybrush lasciò perdere questi allegri pirati e si avvicinò alla finestra, in cui uno scheletro stava parlando con un alce.

"Perderò dieci chili di sudore con questo stupido costume," gemette l'alce. Puzzava come se fosse già sulla buona strada, pensò Guybrush.

"Scherzi a parte," disse lo scheletro. "Ho dimenticato di fare qualche buco per l'aria nel mio."

"Perché abbiamo messo su questa roba?"

"Non lo so." Lo scheletro assunse un'aria filosofica. "Credo per dimostrare che siamo una coppia di ragazzi amanti del divertimento?" Guybrush aveva appena notato che anche questi due individui avevano dei bicchieri di grog in mano. In realtà, tutti sembravano avere un bicchiere di grog. Guybrush avrebbe voluto avere un bicchiere di grog.

"Hai partecipato alla gara di sputi?" chiese l'alce.

"Sì. Sono arrivato secondo"

"Non male!" si congratulò l'alce.

"Sì, beh, sai," disse lo scheletro imbarazzato. "Avevo il vento a favore." Guybrush prese un appunto mentale che, se avesse mai provato di nuovo la gara di sputi, avrebbe dovuto aspettare la giusta corrente d'aria.

"Un party, eh?" domandò Guybrush.

"Sì", disse lo scheletro. "Hai provato il pesce?" proseguí, non parlando con Guybrush, ma con l'alce.
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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok »

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"Sì. Sono quasi soffocato con una lisca. Ehi, l'hai sentita quella dell'Orso polare con il labbro leporino?"

"Sì. La settimana scorsa."

"Sì, beh, la sai," disse l'alce. Questo purtroppo era uno dei problemi del vivere su un'isola dov'era sempre Martedì Grasso - tutti sapevano tutte le battute. A volte, questo rendeva le cose difficili.

"Sì."

"Come va con il lavoro?" chiese l'alce.

Lo scheletro fece il segno di così così con la mano. "Il solito vecchio lavoro."

"Ti piace la musica?"

"Non è male", ammise lo scheletro, bevendo un sorso di grog.

"Dove hai preso il costume?"

"L'ho indossato l'anno scorso. Vuoi fare a cambio?"

"No. Va tutto bene."

Guybrush tentò di nuovo di inserirsi nella conversazione, ma fu ignorato. "È bello farsi vedere ogni tanto", disse lo scheletro.

"Sì."

"Conosci nuovi scherzi?"

L'alce scosse l'enorme testa. "Non ne sento da mesi". Guardò il tavolo da pranzo. "Devo farmi dare la ricetta di quel pesce."

"O si."

Guybrush si allontanò, facendosi strada attraverso la folla finché non riuscì a trovare un posto libero nella zona del caminetto. Qui, altri due pirati conversavano. Uno era un'altro uomo basso che indossava una enorme maschera da cannibale, di circa due piedi di diametro. In piedi vicino a lui c'era una donna in una camicia viola e abito blu. La sua unica concessione alle esigenze della festa era una piccola maschera bianca, del tipo Fantasma dell'Opera. Guybrush non ne era sicuro, ma pensava che sarebbe potuta essere Elaine.

"Bella maschera," stava dicendo il cannibale.

"Grazie," concordò la donna. Il suono della sua voce non era molto simile a quello della voce di Elaine, ma Guybrush rimase ad ascoltare per ogni evenienza.

"Più elegante rispetto alla maggior parte delle altre qui."

"Sì, grazie", disse la donna.

"Non è la tua solita testa enorme del Martedì Grasso", proseguì il cannibale.

"No," concordò la donna, un po' bruscamente.

"Probabilmente hai risparmiato un sacco di materiale, eh?" disse il cannibale.

"Sono sicura di non saperlo", rispose la donna altezzosa.

Il cannibale non fece caso al suo tono. "Non che la calcapesta sia molto costosa", confessò.

"Vuoi dire, 'cartapesta?'" Chiese la donna.

"Sì come ti pare."

"No, non credo che sia cara allo stesso modo per tutti", disse la donna in un tono che suggerì l'idea che se fosse stata costosa in qualche modo, nessuno da quelle parti l'avrebbe usata.

"Comunque, devi averne risparmiata un sacco", disse il cannibale.

Quest'ultimo commento fu troppo per la donna. "Non ho mai risparmiato quando si è trattato di vacanze," disse severamente la donna.

Il cannibale finalmente capì che si era spinto troppo oltre. «Be', non intendevo dire che fossi povera-"

"Party e palline sono la mia vita", disse l'altra. Sembrava sconvolta.

"Volevo solo dire-"

"Fare il gay è l'unico scopo che posso trovare nella mia misera, confortevole vita."

"Sono sicuro che deve essere difficile-"

"Ma tu dici che il mio costume sembra scadente", disse la donna in tono ferito.

"No, no. È grande!" disse il cannibale con entusiasmo.

"Questo non è quello che hai detto prima."

"Ho soltanto detto che sembrava ... grazioso."

"Non possiamo lasciar perdere?" chiese la donna.

"Sì. OK. Va Bene." Il cannibale e la donna bevvero una lunga sorsata di grog.

Guybrush arrivò alla conclusione finale che quella non era Elaine. Mentre li lasciò e attraversò la folla ancora una volta, non sentì la voce di Elaine da nessuna parte. Forse non era nemmeno qui, forse era da qualche altra parte nel palazzo.

C'erano solo due vie d'uscita da quella stanza. C'era la porta d'ingresso, che non sarebbe stata di grande utilità. E c'era una scala, che conduceva al pianerottolo del primo piano.

Purtroppo per Guybrush, l'ingresso della scalinata era bloccato. Due pirati con enormi maschere stavano lì a parlare. Uno di loro aveva la più grande maschera che Guybrush avesse mai visto, la testa di un gigantesco pagliaccio larga quattro piedi. Dondolava mentre parlava. Aveva anche una cravatta verde con punti dorati e dei pantaloni viola, non avrebbe vinto alcun premio riguardo alla moda. Il suo compagno sembrava più brutto, a causa della testa di maiale e del cappotto di pelle che indossava.

Effettivamente quei due tizi non bloccavano totalmente la scala, la colpa era di due invitati, un uomo e una donna, che avevano preso sul serio lo spirito del Martedì Grasso.

"OK, la festa è finita, è tempo di tornare a casa", disse Guybrush alla coppia. Non gli rivolsero alcuna attenzione. "Posso vedere le carte d'identità di entrambi, per favore? Non hai mai sentito parlare di mono? Potreste mettervi un po' più di lato? Da parte, per favore. Prendete una stanza."

Nessuna risposta. Per quello che diedero a vedere, potevano anche non aver sentito Guybrush.

Nelle vicinanze, il clown suonava con poca soddisfazione. "Allora, dove sono tutte le ragazze?" ha chiesto.

"Sì, pensavo che ce ne sarebbero state qui," fu d'accordo il maiale.

"E poi anche, in questi costumi, chi può dirlo?"

«Questo è vero. Ci potrebbero essere delle ragazze di qui."

"Ma cosa possiamo fare?" chiese il clown.

"Beh ... ci basta chiedere", ha detto il maiale lentamente.

Al clown quest'idea non piaceva molto. "Chiedere? Sei matto?"

"Sì. Credo che tu abbia ragione", disse il maiale.

Il clown sospirò.

"Al Martedì Grasso è veramente dura per noi scambisti," concordò il maiale.

"Brinderò a questo", disse il clown. Lo fece.

Guybrush si guardò intorno. Non era alla ricerca di donne, ma di una sola donna. E lei non era li.

Ma in quel momento accadde qualcosa di completamente inaspettato.

Guybrush stava guardando il caminetto, vicino al cannibale. C'era una grande cornice sopra il caminetto. E, come se niente fosse, in un angolo della cornice, c'era quello che sembrava il pezzo di una mappa.

Per un momento, Guybrush rimase completamente immobile. Poi si tuffò in avanti, spintonando tra la gente. Come poteva essere possibile? Non lo avrebbe lasciato in giro così in piena vista, giusto?

Ma, quando Guybrush finalmente emerse dall'altra parte della folla, vide che sì, quello era un pezzo della mappa di Big Whoop. Rapidamente Guybrush allungò una mano e prese il pezzo di mappa, che scivolò nelle sue tasche. "Va bene! Ho il primo pezzo della mappa!" disse, più forte che poteva.

Senza perdere altro tempo, Guybrush tornò alla porta d'ingresso e uscì verso il sole del pomeriggio.

Mentre lo faceva, si ricordò di Jojo. Ma prima che potesse tornare al party per riprenderlo, Guybrush notò che il cane vicino alla porta lo stava fissando in modo strano. Il suo piccolo, naso nero si contraeva con sospetto.

"Qual è il problema, ragazzo?" domandò Guybrush. "Qualcosa non va?"

Il cane improvvisamente alzò la testa e iniziò ad abbaiare furiosamente. Il rumore mise in allerta il giardiniere, che venne ad indagare.

"Uh ... bel cagnolino ..." disse Guybrush.

Il giardiniere, che sembrava di origini asiatiche nel suo cappello di paglia, portò in basso la sua mano ad accarezzare il cane. "Qual è il problema, Guybrush?" chiese.

C'erano stati tanti problemi. LeChuck lo stava cercando e lui era in fuga. Quel pazzo voleva ucciderlo. E in qualche modo questo giardiniere, che non aveva mai visto prima, conosceva il suo nome. Ma Guybrush era un ottimista. "Niente che un grande abbraccio non può curare", suggerì al giardiniere.

Il giardiniere guardò Guybrush in modo strano. "Stavo parlando con il cane. Chi sei?"

Guybrush era sconcertato. "Ha chiamato il suo cane Guybrush?"

"Sì, non lo capisco neanche io", disse il giardiniere altrettanto sconcertato. "Non è poi un granché ti dirò. Lei dice che il motivo è perché lui è scemo, inutile e si mette sempre tra i piedi. Ma lui sicuramente può fiutare gli oggetti del governatore. Forse dovresti svuotare le tasche."

"Prova a prendermi, vecchio!" lo sfidò Guybrush. Si voltò e cominciò a correre.

Il giardiniere tirò il suo rastrello. Questo finì nel prato, di fronte Guybrush, esattamente nel posto in cui Guybrush sarebbe andato a finire camminandoci sopra, in modo che gli avrebbe colpito il viso con l'asta. Per un momento Guybrush rimase in piedi, ancora di stucco, poi cadde all'indietro sul terreno.

"Oh, attento al rastrello," gridò il giardiniere, ridondante.

La festa del Martedì Grasso del Governatore Marley era al piano inferiore del palazzo. Qui, al primo piano, c'era più calma.

Elaine Marley avrebbe potuto semplicemente sentire brandelli di musica mentre si alzava da uno dei suoi salotti, guardando tristemente fuori dalla finestra in stile occidentale. Aveva abbandonato il party già da ore.

Il giardiniere arrivò dal corridoio del primo piano, attraversando il tappeto viola disteso sofficemente sul pavimento di legno. "Governatore, ho preso uno dei vostri ospiti del party mentre si allontanava con la mappa di vostro nonno," disse.
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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok »

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Elaine si voltò e prese il pezzo di mappa portatole dal giardiniere. Lo mise nella tasca destra della giacca. "Un altro cacciatore di tesori "dilettante", eh?" disse. "Portalo dentro."

Il giardiniere si voltò e torno al passaggio da cui era entrato. "Vieni qui, Guybrush!" lo chiamò.

Elaine si girò bruscamente quando sentì il nome. "Guybrush! Guybrush Threepwood?!"

Guybrush apparve sulla soglia indossando il suo vestito rosa. "L'unico e solo, dolcezza!" gridò per il solo e unico amore della sua vita.

Elaine Marley si voltò con disgusto. "Con tutte le feste che ci sono in tutte le case delle isole dei Caraibi... lui doveva capitare proprio nella mia!"

"È destino, ciccolatino!" disse Guybrush.

"Non parlarmi", disse Elaine, in tono duro. Si allontanò.

Guybrush la seguì. "Tesoruccio!"

"Vattene."

"Bignè alla crema!"

"Ti avviso..."

"Rosellina!"

Il giardiniere, che si chiamava Filbert, era sempre più a disagio con il proseguire della conversazione. Sentiva che forse il Governatore Marley voleva essere lasciato in pace. "Forse dovrei rinfrescare i vecchi tempi", disse, allontanandosi lungo il corridoio.

Guybrush e Elaine rimasero soli. "Guardaci, di nuovo insieme", disse Guybrush, cercando di rallegrare lo stato d'animo. "Ragazzi. Non siamo stati così da, beh ..." Esitò, non del tutto sicuro su come riassumere l'eventuale fine della loro relazione.

Elaine invece lo fece. "Da quando ho cambiato lavoro e mi sono trasferito senza lasciare il nuovo indirizzo?" suggerì, infine, voltandosi a guardare Guybrush.

"È tutto quello che è successo? Accidenti, pensavo..."

Elaine sospirò. "Guybrush! Vuoi un suggerimento? È stato uno sbaglio! Pensavo avessimo fatto un patto."

Guybrush guardò Elaine, a lungo e in modo deciso. Era in piedi davanti a lui, con indosso probabilmente gli stessi vestiti che indossava quella notte di tanto tempo fa' su Melee, quando le loro vite si erano incrociate per la prima volta. I suoi capelli ramati erano meravigliosamente spettinati ora come allora, e il suo uso del viola era audace come un tempo. Sembrava giovane e viva come era sempre stata. Ma sì, qualcosa era cambiato. Forse era la sua voce, un po' più dura e meno melodica. Forse era questa nuova casa che non ricordava affatto la sua vecchia dimora. Ma forse era semplicemente il fatto che, conoscendo Elaine ormai da mesi, Guybrush non poteva più guardarla con gli occhi del semplice affetto. Forse, per loro, non ci sarebbe stato più un 'di nuovo insieme'. "

Guybrush non sapeva cosa dire. Sarebbe stato semplicemente privo di tatto chiedere della mappa proprio ora. E, mentre stava cominciando a pensarci su, erano stati una coppia, di cos'altro avrebbero potuto parlare?

"Mi piace quello che hai fatto con i capelli", disse infine.

Elaine non sorrise. "Il solito vecchio Guybrush".

La sua freddezza parve accendere Guybrush. Va bene, era stata lei a dare inizio alla loro rottura. Ma Guybrush non credeva che questo le potesse dare il diritto di trattarlo in quel modo. Non aveva nulla da dirle?

Guybrush pensò che avrebbe potuto ricambiare. "Stai ancora ignorando la moda, eh? Buon per te."

"Troppo difficile per te avere un atteggiamento piacevole", disse Elaine.

"Dovrei avvertirti - ho annullato l'assicurazione della barca", disse Guybrush.

"Si, come no."

La discussione stava per finire, va bene, non con un botto ma con un gemito. Avevano finito gli argomenti "Accidenti sei davvero carina quando fai finta di essere matta", disse Guybrush. "Vieni - permettimi di offrirti del grog".

"Forse è meglio che tu vada," suggerì Elaine.

«È una nuova camicetta?" domandò Guybrush.

"Si si si."

Guybrush indicò la porta. "C'è una festa al piano di sotto", disse.

"Dammi un momento", disse Elaine.

"Hai il mio maglione rosso?" domandò Guybrush. "Non riesco a trovarlo da nessuna parte."

"Risparmiami."

"È bello rivederti. C'è del cibo in questa discarica?"

Elaine trattenne improvvisamente il respiro. "Oooh - andrà a finire in questo modo, vero?"

E improvvisamente Guybrush si accorse che forse, anche se Elaine non provava più niente per lui, non avrebbe dovuto abbandonarla. Dopo tutto, aveva ancora bisogno di un sacco di aiuto. "Ho deciso di lasciarti tornare con me", disse velocemente, cambiando discorso.

Elaine non si lasciò ingannare. "Questo è un colpo troppo basso anche per te, Guybrush.

Guybrush continuava a prescindere. "LeChuck è vivo, e ho bisogno del tuo aiuto per batterlo", disse, cercando di spiegare la sua improvvisa comparsa, in quel momento.

"Vallo a dire a tua mamma", disse Elaine
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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Quello non se lo aspettava. Per un attimo l'insulto lo ferì, ma subito quella sensazione fu soppressa. Basta. Non gli importava più. A nessuno importava più.

Guybrush fece l'occhiolino. "Allora dimmi ... tu e il giardiniere? Eh?"

«Vedo che sei gentile come sempre", disse gelida Elaine.

"È una giornata caldissima, eh?" disse Guybrush. «E vedo che ancora non ti fai problemi a fare un uso esagerato di profumo."

"Non è più divertente", disse Elaine con una voce che suggerì che lei non lo avrebbe tollerato per molto ancora.

"Non ti piace la mia nuova barba?" chiese.

"Finiscila, Brush,", disse sprezzante Elaine.

"Ti hanno spedito tutta la mia posta?"

"Sai, io ho del lavoro da fare", disse Elaine.

"Non ne sono sicuro, ma non mi devi dei soldi?" rifletté Guybrush.

"OK, ti stai davvero spingendo oltre, amico", disse Elaine.

"Le tue notti solitarie sono finite, piccola," riferì Guybrush. "Sono tornato."

"Mi dispiace, Threep. Non gioco più a quei giochi".

"Tu sei il governatore del mio cuore, piccola", continuò Guybrush. Si guardò intorno. "Sai, mi piaceva di più la vecchia casa."

"Uh Huh."

Guybrush aveva rinunciato ad ogni pretesa di conversazione - ora stava solo provando ad offenderla. "Dov'è tua sorella? - quella veramente bella" domandò.

"Non posso credere che in realtà pensavo che mi mancassi", disse Elaine.

Guybrush era troppo preso dalla discussione per prestare attenzione a quell'ultima frase. "Perché non scivoliamo in qualcosa di più comodo?" chiese, cercando di controllare lo sguardo maligno.

«Ti avverto - stai cominciando a darmi sui nervi."

"È la mia immaginazione", proseguì, "o sei ingrassata?"

«E io che pensavo che fossi diventato un bravo ragazzo", disse Elaine. Sembrava di poter a malapena controllare la sua rabbia - in ogni caso un po' di emozione.

"Fin'ora mi sono solo scaldato," sospirò Guybrush.

"Posso darti un consiglio?"

"Le altre donne non significavano nulla per me!" esclamò Guybrush.

"Guybrush - stai davvero camminando sul ghiaccio sottile. Vattene.".

"Allora, chi è il padre?"

Qualcosa in Elaine scattò. "Questo è tutto!" lei urlò. "Ne ho avute abbastanza! Porta la tua pellaccia fuori dalla mia casa!" Indicò la porta dietro di Guybrush, il suo viso era rosso e furioso.

Guybrush seguì il suggerimento, tornandosene fuori dalla porta e via lungo il corridoio. Non sarebbe mai più tornato.

Attraversò diverse porte, prima di arrivare alle scale che conducevano al party del piano di sotto. Arrivato lì Guybrush si fermò.

Aveva pronunciato un bel po' di insulti negli ultimi minuti, ma non si sentiva bene. Qualcosa che Elaine aveva detto, a metà discorso circa, era ancora nella sua memoria.

"Non posso credere che in realtà pensavo che mi mancassi", disse. Guybrush aveva ignorato le parole in quel momento, ma non poteva più. Le loro implicazioni stavano appena iniziando a richiamare i suoi ricordi.

Lui mancava ad Elaine.

Nei mesi solitari successivi alla loro separazione, Guybrush aveva pensato che il suo dolore fosse unico. Elaine era la regina della socievolezza, nientemeno che il governatore, con centinaia di pirati desiderosi di fidanzarsi con lei. Guybrush era nessuno, era uno che una volta era stato un pirata che, pur avendo ucciso LeChuck, aveva scoperto che la vita non era diventata più facile, ma forse ancora più difficile.

Non si sarebbe mai aspettato di sapere che Eliane sentisse la sua mancanza.

E ora altri dettagli della loro conversazione, ignorati al momento, vennero a galla. Quell'espressione cruda sul suo viso - Guybrush aveva pensato che fosse rabbia. Ma la rabbia non ti faceva diventare gli occhi rossi e acquosi.

"Oh, Elaine!" gemette Guybrush. Sì, gli mancava troppo. Ora lo sapeva. Che stupido era stato!

Poteva solo pregare che ci fosse ancora tempo.

Elaine si voltò nel momento in cui lui entrò nuovamente nella stanza. "Forse la prima volta non sono stata abbastanza chiara," disse.

Guardandola negli occhi, Guybrush ebbe una conferma della sua intuizione. Ma come poteva mai farsi perdonare?

"Avevi ragione," disse lentamente, scegliendo con cura le parole. "Sono stato un buffone. E uno smidollato."

"Credi che questo dovrebbe farmi dimenticare tutto?" disse Elaine con scetticismo.

"Mi rendo conto ora di che stupido sono stato", disse Guybrush, con voce umile e implorante.

"Sei patetico", rispose Elaine. Ma il suo volto diceva qualcosa di diverso.

"La vita senza di te è un incubo senza fine."
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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"Ti aspetti davvero che mi faccia ingannare da queste parole?" chiese Elaine.

Guybrush la guardò. "Elaine, salvami da questo mulinello di miseria", fu ciò che semplicemente disse.

"Se non posso vivere insieme a te, io non voglio vivere affatto", proseguì.

"Stai diventando più dolce", disse Elaine. Sembrava che anche lei lo fosse.

"Non vuoi almeno darmi una seconda possibilità?"

«Be', non è certo la cosa più stupida che tu abbia mai detto", rispose Elaine.

"La mia vita è stata senza senso lontano da te."

"Va un po' meglio", disse Elaine, ovviamente contenta di non essere più insultata.

"Elaine, ritorniamo insieme", la implorò Guybrush. "Non posso vivere senza di te."

"Oh, Guybrush," sospirò Elaine. Per un attimo girò la testa, poi si voltò verso di lui, lo guardò dritto negli occhi. "So che non dovrei avere a che fare con te, ma c'è qualcosa nella tua debolezza ed incapacità che mi contagia." Si avvicinò a lui.

"Ciò significa che mi lascerai prendere la mappa?" sbottò Guybrush in più toni normali, veramente un lapsus freudiano di proporzioni immense.

La mascella di Elaine cadde. "La mappa! È solo di questo che si tratta? Avrei dovuto immaginarlo!" Si avvicinò con rabbia verso la finestra, e la spalancò. Le lastre di vetro si scossero. "Se è solo della mappa che ti importa ..." Si frugò in tasca, tirò fuori il pezzo di mappa, e lo gettò più distante che poteva.

Si voltò un'ultima volta verso Guybrush. "È meglio che te la vada a prendere fuori", disse. Il suo tono non era arrabbiato, o di rimpianto, o frenetico. Nessuno dei due aveva quell'espressione - quella che una volta sarebbe potuta essere rabbia, o dolore, non c'era più. Di contro, il suo viso era completamente illeggibile. C'erano aspetti su cui Guybrush non voleva rivolgere l'attenzione, per paura di ritrovarsi in acque profonde.

Guardando il suo volto, Guybrush capì di aver bruciato i ponti. Irrevocabilmente.

Stava per dire qualcosa, ma poi si fermò. Non poteva dire nulla, senza aggravare il suo errore. Invece, semplicemente la guardò un'ultima volta e se ne andò.

Mentre scendeva per le scale tornando al party, Guybrush cominciò a sentirsi meglio. Improvvisamente si voltò e corse verso il salotto. Ma era troppo tardi - Elaine era scomparsa. Doveva aver fatto qualcosa che l'aveva fatta davvero impazzire questa volta.

Guybrush si guardò intorno nel salotto. A sinistra, un appendiabiti e uno separé per cambiarsi. Qui c'era appeso un cappotto verde, Guybrush pensò fosse di Elaine - lei metteva le spalline dappertutto. Accanto al separé c'era uno specchio a figura intera. Guybrush si guardò per un momento. Zonker Harris in un abito? Il pensiero lo rallegrò un po'.

Dall'altro lato del salotto, c'era un busto in pietra ben visibile. Guybrush aveva sentito parlare del busto di Elaine, e doveva essere questo. Non era così impressionante come veniva descritto. Un grosso petto di legno occupava una posizione privilegiata al centro di una tovaglia su di un tavolo. Guybrush distolse lo sguardo - era scortese guardare il petto di una donna, o almeno così aveva sentito.

C'era un divano-letto vicino alla finestra che Elaine aveva spalancato così enfaticamente. Un divano-letto è la metà di un letto e di un divano, e questo in particolare sembrava estremamente confortevole, con le sue lenzuola e i cuscini. Appeso sopra il divano-letto c'era un remo. Lì sembrava un po' fuori posto, così Guybrush lo osservò più da vicino.

C'era scritto "Scuola Centrale dei Caraibi per i governatori - 67esimo reggimento". Evidentemente un ricordo dei suoi giorni di scuola. Guybrush lo prese e lo tolse dal muro. Il legno era ben lucidato, e sembrava pesante e di buona fattura al tatto. Con un remo come questo, come si sarebbe potuta perdere?

Tenendo sempre in mano il remo, Guybrush guardò fuori dalla finestra. Poteva vedere la mappa svolazzare nel cortile. Era il momento di scendere prima che fosse accaduto qualcosa di inatteso.

Guybrush guardò il remo. Guardò il posto sulla parete dove il remo stava normalmente. I suoi occhi andarono avanti e indietro un paio di volte. "Beh, forse non gli mancherà questo vecchio remo", decise infine. Pensò che gli sarebbe sarebbe potuto tornare molto utile nel corso dei prossimi giorni. Probabilmente era la cosa più vicina ad un'arma che possedeva, per esempio.
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Guybrush, s'incamminò a passo svelto giù per le scale, tenendo il remo vicino al corpo, cercando di fare l'indifferente. Vide Jojo arroccato sul bordo della tazza per il punch e lo chiamò con un fischio acuto.

Jojo drizzò subito la testa. Squittì, batté le mani, e balzò verso la porta, mentre Guybrush si faceva largo tra la folla. Si riunirono sulla soglia, e uscirono nel sole del pomeriggio.

Il cane, stava ancora dormendo pazientemente vicino alla porta, aprì un occhio sospettoso mentre passava Guybrush. Lui tirò su col naso, e il cane iniziò ad abbaiare con impeto. Jojo si ritrasse, sibilando.

Guybrush si mosse. "Ah!" disse. "Abbaia quanto vuoi! Filbert è lontano e sta rastrellando il retro".

Il cane considerate queste parole. Smise di abbaiare e rimise la testa a terra.

"Bravo cane", disse Guybrush. Si addentrò nel cortile anteriore. A diversi piedi di distanza, la mappa stava fluttuando vicino al terreno. Guybrush andò a raccoglierla. Ma mentre lo faceva, il vento iniziò a sollevarla in modo allarmante. Sembrava come se il pezzo di mappa fosse sul punto di volare via.

Guybrush si avvicinò di un piede al pezzo di mappa, abbastanza per raggiungerlo abbassarsi e afferrarlo, quando un zefiro di vento lo spostò portandolo nuovamente fuori portata. "Ma che ..." disse Guybrush. Continuaca a seguire il pezzo di mappa, ma questo continuaca a spostarsi. "Hey ..." Ora Guybrush poteva sentire la brezza scompigliargli i vestiti - l'aria era calda, umida e leggermente profumata - avrebbe piovuto presto.

"Maledetto vento," esclamò Guybrush, ora stava camminando veloce per tenere il passo con il pezzo di mappa. L'aveva quasi presa, quando arrivò un soffio di vento. "Torna qui! Aiutami, Jojo!"

Jojo saltò in avanti, correva sull'erba con un muovendosi a linghi balzi in un'andatura a quattro zampe, ma mentre si avvicinava, improvvisamente soffiava il vento. La mappa fu sollevata sempre più dai soffi del vento. Saliva sempre più in alto, con le correnti adcendenti di aria calda. E più saliva, più guadagnava velocità, svolazzando sempre più lontano dal palazzo.

Jojo strillò, e subito salì sull'albero più alto nelle vicinanze. Seguì il percorso della mappa con occhi d'aquila e una mano a proteggerglieli dal sole. Torna a terra, Guybrush non poté fare altro che sospirare con frustrazione, mentre la mappa scompariva a sud-est. "Bene, è caduta," disse.

Jojo è rimasto sull'albero per diversi minuti, poi si affrettò a scendere tenendosi ai rami. Sceso dall'albero, riuscì a far capire a Guybrush - attraverso una serie di gesti complicati delle mani - che il pezzo di mappa era sceso sulla parte di terra vicino alla punta meridionale dell'isola. Guybrush annuì, e per un attimo rimase immobile a pensare.

Fece schioccare le dita. Certo! Il party del Governatore Marley del Martedì Grasso (Fish Fry) - avrebbe potuto prendere un pesce enorme e vincere la sua scommessa con il giovane pescatore. Certo, non centrava nulla con la soluzione del suo attuale problema, ma Guybrush non pensava che sarebbe mai più tornato in quel party e non vedeva davvero l'ora di osservare l'espressione sul viso di quel moccioso.

Prima di tornare al palazzo, però, si nascose in un angolo del boschetto e si tolse quel suo stupido costume. Prendere quel pesce avrebbe potuto richiedere di correre un po' e Guybrush voleva che le sue gambe fossero il più libere possibile.

Guybrush lasciò l'abito per terra, disse a Jojo di aspettare lì, e tornò al palazzo.

Le finestre, che riflettevano il sole forte, sembravano fissarlo. Guybrush venne abbagliato, al ché sollevò le mani davanti ai suoi occhi. Si trascinò più vicino.

Il palazzo aveva un sentiero tutt'intorno. Invece di entrare dalla porta d'ingresso, Guybrush prese per quel viottolo, andando a sinistra. Il sentiero costeggiava il lato sinistro della casa, passava sotto alberi e felci che lo sovrastavano, e in men che non si dica Guybrush era sul retro della casa.

Questo era il lato meno impressionante del palazzo. C'era una scorta di scatole di legno del formato standard vuote, e un bidone della spazzatura ammaccato accanto alla porta di servizio. I lavori in muratura qui erano chiaramente raffazzonati, e c'erano le radici delle erbacce che si facevano spazio tra le crepe.

Guybrush era più interessato al bidone, che conteneva parecchie lische pesce. Sopra il bidone c'era un indicazione: "Caro Booty del Servizio di Smaltimento Rifiuti dell'Isola: Ssshhh Perfavore non sbattere i bidoni della spazzatura. Governatore riposa al piano di sopra!.".

Se questo bidone conteneva lische di pesce, allora forse la porta sul retro portava in cucina. E se Guybrush fosse riuscito a trovare la strada per la cucina, forse avrebbe potuto tirare anche un pesce fuori di lì. Valeva la pena provare.
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Guybrush tirò a se la porta. Questa raschiò ostinatamente contro il pavimento di pietra e Guybrush la tirò con più forza. Alla fine, si aprì lasciando uno spiraglio largo abbastanza per poterci passare attraverso.

Guybrush sbirciò dalla porta. Come aveva immaginato, quel posto era la cucina. Era una cucina di tipo industriale, dopotutto. Un'alta fiammata divampò in un forno di mattoni, quasi una fornace, e Guybrush potè sentire il calore radiante dal punto in cui si trovava. Enormi sacchi di farina e zucchero erano allineati alle pareti, insieme a diversi inquietanti schizzi di sangue. Un enorme barile in un angolo era messo sotto il rubinetto di una pompa, ed era pieno fino all'orlo di acqua.

Oltre al calore, l'odore colpì immediatamente Guybrush. Un odore di burro, olio, pesce e frittura. Un buon odore. E nel centro della cucina, in piedi su un grande banco di legno, c'era un secchio di metallo pieno di pesci.

Purtroppo, quando si accorse del pesce, lì vicino vide anche l'enorme, allampanato chef, che teneva delle mannaie in entrambe le mani facendo profonde incisioni sulla superficie di metallo che stava usando. Non sembrava molto allegro - ringhiava sonoramente ad ogni affondo della lama, come se fosse stato personalmente offeso da qualunque animale morto stesse affettando. Anche le mannaie avevano delle inquietanti macchie di sangue.

Guybrush prese qualche profondo respiro. Entrò velocemente in cucina, cercando di fare il percorso più breve per arrivare al pesce senza essere visto.

Lo chef alzò gli occhi mentre entrava. "Hey!" gridò, gesticolando con le mannaie. "Qui è permesso solo il personale della cucina!"

"Mi dispiace", disse Guybrush in fretta, prima di precipitarsi di nuovo fuori. Si appoggiò contro la porta, spingendola perché si chiudesse. Fidati di Elaine che ha ingaggiato il Macellaio di Riga come chef. Guardò alla sua sinistra verso il cartello d'avviso. "Stai dormendo, eh?" ringhiò, e diede un forte calcio ai bidoni della spazzatura.

La porta alle sue spalle si spalancò. "Hey! Cos'è tutto questo chiasso?" tuonò il cuoco mentre appariva sulla soglia, tenendo sempre in mano le sue mannaie.

Guybrush guardò verso l'alto, con timore, il volto arrabbiato a solo un passo dal suo. Poi si mise a correre.

"Non fare baccano coi bidoni del governatore!" gridò il cuoco mentre gli correva dietro. Lo chef lo seguiva, agitando le braccia minacciosamente. "Chi ti credi di essere? Hey, torna qui! Non ho ancora finito con te!"

Quando Guybrush fece metà giro del palazzo, arrivando alla porta d'ingresso, si rese conto che lo chef, per quanto furioso sarebbe potuto essere, era davvero in pessima forma. Le sue grida di rabbia crescevano sempre più lontane. "Non va bene punk! Se non sono procioni sono giovani vandali!" Di conseguenza, Guybrush non si mise a correre per tutta la tenuta, ma invece continuò a girare intorno al palazzo, in modo da tornare così alla cucina. "Hooligan di strapazzo! Perchè dovrei ... Hai un bel coraggio!"

Guybrush raggiunse la porta della cucina e adesso non riusciva più a sentire il cuoco. Si tuffò dentro, corse verso il secchio, e prese il pesce più grande che potè trovare. Era bagnato e viscido, ma armato con una dose sufficiente di adrenalina Guybrush fu capace di mettere quella roba in tasca. A quel punto corse di nuovo fuori.

"Oh, sei qui", disse lo chef quando apparve. "Comunque, come stavo dicendo ..." Guybrush iniziò nuovamente a correre, dirigendosi questa volta verso il cortile. "Non ho tempo per questo", disse lo chef. "Vattene ragazzo. Mi hai infastidito! Ci metto un secondo ad utilizzare questa mannaia." Sembrava visibilmente infastidito dal fatto che Guybrush non correva più con tanta fretta. "Questo posto è davvero peggiorato", disse lo chef con disgusto, seguendo Guybrush alla zona giardino. "Cercano un lavoro! Perché non scendi alla discarica, se ti piacciono così tanto i bidoni della spazzatura!" Alzò la voce mentre Guybrush scomparve in un boschetto di alberi. "SCRAM! I ragazzi di oggi! Tua madre sa dove ti trovi?" Guardò ancora una volta nella foresta, dove nulla si stava muovendo a parte le foglie. "Hmpf!" emise un soffio con il naso e si diresse verso la cucina.

Guybrush alzò la testa e guardò la strada che aveva percorso. Poi si ricordò del pesce. Lo tirò fuori dalla tasca - era lundo quasi due piedi, grosso, viscido e completamente sgradevole. "Qui", disse a Jojo, porgendogli il pesce. "Prendi questo. Non stai portando niente". Jojo non sembrava molto impressionato, ma lo prese comunque. "Ora andiamo a prendere quel pezzo di mappa."
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Guybrush poté facilmente spiegare il suo cambiamento di costume alla guardia al cancello. Probabilmente, dopo aver visto Guybrush nel suo costume rosa, la guardia aveva capito che comunque non era molto veloce.

I due passarono oltre la postazione della guardiola e si diressero nell'entroterra, ora iniziava la parte difficile.

Guybrush prese nuovamente la mappa di Dread. La punta più a Sud dell'isola di Booty non era poi così lontana dalla Villa di Booty, che era un po' più verso Est. Guybrush poteva quindi tornare alla Villa, prima di girare verso destra seguendo la linea costiera mentre questa si andava restringendo.

Così come si restringeva in alcuni punti si allargava in altri. All'estremità meridionale dell'isola di Booty era presente una scogliera alta e levigata, nota soprattutto per la mancanza di appigli o altri ausili per un'arrampicata. Era possibile scendere, ma non si poteva più tornare su.

Quando furono più vicini alla scogliera, esplorarono il terreno. Guybrush a destra, Jojo a sinistra. Non trovarono nulla.

Il suono delle onde che si infrangevano al di sotto si fece più forte, e l'odore del sale nell'aria diventava più acerbo e stucchevole. Non c'era nessuna mappa.

Infine, Guybrush e Jojo raggiunsero la scogliera. Guybrush guardò verso l'alto, e sbarrò gli occhi guardando verso il basso il mare che rimbombava duecento piedi più sotto. Il vento gli soffiava in faccia, il che era confortante - se ciò fosse avvenuto alle sue spalle Guybrush avrebbe avuto un attacco paralizzante di vertigini.

In ogni caso, ne ebbe quasi uno un momento dopo, perché d'un tratto vide un piccolo oggetto che svolazzava, intrappolato su una vecchia radice contorta cinquanta piedi più in basso. Sembrava la mappa.

Guybrush si sdraiò sull'erba e lentamente avanzò fino a quando la sua testa fu sopra l'abisso. Abbassò lo sguardo ancora una volta.

Era la mappa. Si trovava in una posizione così distante da non dargli alcuna speranza di poterla recuperare. In quel momento, tutta la sua caccia era appesa a un filo.

Guybrush si alzò di nuovo. Aveva bisogno di raggiungere quella mappa in qualche modo, forse con una sorta di gancio, magari legato all'estremità di uno spago o qualcosa.

Guybrush improvvisamente si rese conto che forse quel pesce sarebbe stato più utile di quanto avesse pensato.

Meno di un'ora dopo, aiutato dal vento a favore, Guybrush scese dal Jolly Rasta sul lungomare della città di Phatt. Per tutto il viaggio si era preoccupato della mappa, chiedendosi se il vento l'avrebbe strappata via da dov'era portandosela in mare.

Qui su Phatt, tuttavia, la tempesta era lontana, e Guybrush fu in grado di dimenticare le sue preoccupazioni per un momento. C'era anche il bambino da gestire, il che lo spingeva a pensare alla strategia più adatta.

Guybrush s'incamminò per il lungomare verso il bambino, che era ancora seduto pigramente alla fine del molo con la sua canna che si allungava sopra l'acqua. Non disse nulla, ma mostrò il pesce che aveva raccolto al ragazzo.

La mascella del ragazzo cadde in basso. "Wow!" disse, prendendo il pesce rapidamente. "Questo è il più grande-" improvvisamente si rese conto di quello che stava dicendo, e si schiarì la gola. "Ehm, è grande quasi quanto il leviatano che ho appena tirato su", disse, allargando le braccia il più possibile per cercare di mostrarne la dimensione.

"Veramente?" domandò Guybrush. "Dove è questo 'Leviatano'?"

Il ragazzino non aveva nessuna risposta soddisfacente, e così si rimise nuovamente in bocca la sua pipa di pannocchia e si guardò intorno, mostrando un aspetto distratto. "Errr ..."

"Penso che tu stia mentendo", disse Guybrush.

Il bambino si strinse nelle spalle. "Sì, hai ragione. Era solo una barzelletta sui pesci. Penso che tu sia il vincitore." Ha raccolto la lenza, e ha poggiato la sua canna sul molo. "Ecco, prendi la canna." Il ragazzino si alzò e cominciò ad allontanarsi.

Guybrush non aveva bisogno di un secondo invito. La prese (era una bella canna), e corse di nuovo sulla nave di Dread.

"Booty Island, di corsa", disse al capitano Dread. Dread annuì.

Fu un viaggio con una durata maggiore rispetto alla durata media necessaria per dirigersi a Booty Island, probabilmente perché stavano navigando controvento questa volta. Quando furono arrivati, il sole era notevolmente più basso nel cielo. Era circondato da spesse nuvole su entrambi i lati, e probabilmente avrebbe fatto buio molto presto.

Non avevano tempo da perdere. Con la canna in mano, Guybrush e Jojo corsero verso sud lungo la costa, raggiungendo in breve tempo le scogliere. Con il cuore in bocca Guybrush guardò in basso, ma la mappa era ancora lì. La sporgenza doveva essere protetta dalle peggiori raffiche di vento.
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Agendo ancora in modo nervoso, Guybrush prese la canna. L'amo si spostava lontano dalla parete rocciosa e verso il basso, fino a quando s'infranse rumorosamente contro la scogliera con un rumore sikile a quello della caduta di uno spillo. Lentamente Guybrush lo tirò su.

L'amo si avvicinò alla mappa, e Guybrush lo manovrò delicatamente fino a che non fu proprio sotto. Con un movimento breve e veloce, Guybrush raccolse la lenza.

L'amo intercettò la mappa, e la tirò su con facilità.

Quello era un bene. Guybrush si aspettava che la mappa si strappasse, o rimanesse ostinatamente attaccata alla radice. Adesso bavrebbe effettivamente potuto prendere questo pezzo di mappa.

Fu mentre Guybrush stava facendo risalire lentamente la mappa fino alla scogliera, sempre più vicina, che un nuovo attore entrò nel gioco. Volando dalla sua sinistra arrivò un gabbiano con il becco giallo e le ali bianche. Si lanciò sulla mappa, forse scambiandola per un pesce e la prese col suo becco.

Guybrush potè solo guardare mentre il gabbiano virava e volava verso la parte interna dell'isola.

Le reazioni di Jojo furono più veloci. Corse giù per la scogliera, che era priva di vegetazione e posta al limite del bosco. Si arrampicò sul più alto degli alberi più vicini.

Guybrush rimase a guardare mentre il gabbiano si dirigeva verso nord. Si sedette. Pochi minuti dopo Jojo ritornò. Con gesti delle mani sempre più complicati, provò a spiegare a Guybrush che il gabbiano aveva fatto il nido in un enorme albero nella parte settentrionale dell'isola, e che se fossero stati veloci abbastanza, potrebbero essere stati in grado di prenderlo.

Guybrush si scosse da dove era seduto e hanno preso ad inseguirlo.

Corsero oltre la Villa Booty (la gara di sputi stava ancora andando avanti), aldilà della montagna centrale, attraverso macchie di giungla, costeggiarono molte scogliere sul mare, e attraversarono le rocce nude e sporgenti. Quando furono più a nord, tuttavia, il fogliame cresceva meno densamente, gli alberi erano più lontani l'un l'altro. Fu così che, anche da molto lontano, furono capaci di vedere il grande albero.

Jojo saltò eccitato e lo indicò. Si affrettarono. Molto presto si trovarono sotto i rami dell'albero, con Jojo che puntava qualcosa verso l'alto strillando.

Un tempo il grande albero aveva ospitato degli abitanti - uno, per essere precisi. Il suo lascito era una serie di edifici costruiti nelle sporgenze, e una tettoia ad una moderara distanza dal tronco.

L'occupante aveva escogitato un modo per salire e scendere dall'albero, che Guybrush comprese solo dopo un paio di minuti di osservazione. Intorno al tronco erano stati fatti una serie di fori circolari, in modo che, se si fossero inseriti degli scalini in essi, questi avrebbero formato una scala circolare che avrebbe permesso la risalita del tronco. Sarebbe stata una lunga scalinata, visto che il tronco del grande albero era di circa cinque metri di diametro. Ma la scala non c'era più. Era rimasta solo una singola piattaforma, una tavola spessa di circa un metro di lunghezza sporgeva dal primo foro.

"Jojo? Puoi salire?" domandò Guybrush. Jojo scosse la testa e indicò che il tronco era troppo liscio - non c'era alcun appiglio. Le rientranze circolari non erano d'aiuto - Anche queste erano lisce, e troppo poco profonde per riuscire ad avere un attacco sicuro.

Guybrush si mise a riflettere. Il calore del luogo - il terreno scoperto era come un forno caldo, e ora, con la tempesta, anche umido - e il suono intenso degli insetti che ronzavano rendeva difficile pensare.

Aveva il remo. Per qualche ragione, lo aveva portato con sé dal Jolly Rasta. Guardandolo ancora una volta, si rese conto che la dimensione del sul manico era molto simile a quella dei fori nel tronco. Provò ad inserirlo nel foro accanto alla tavola spessa e si accorse che la sua misura era corrispondente e salda.

Così ora aveva due scalini invece di uno. Cosa poteva fare? Guybrush ebbe un'idea. Se si fermava sul remo, estreva la tavola e la metteva nel foro sopra il remo, e poi ripeteva questo processo, probabilmente sarebbe potuto arrivare in cima. Ma ci sarebbe voluto un po'.

"E allora?" borbottò Guybrush. Non aveva altri impegni pressanti. Rapidamente Guybrush salì sulla tavola, prima di saltare delicatamente sul remo. Il remo, che in realtà non era stato costruito per resistere a tali pressioni, si ruppe sotto di lui quando vi spostò tutto il suo peso. Guybrush cadde, e la sua testa sbatté sull'estremità dura della tavola. Il mondo divenne scuro.
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Per un po' di tempo, non era del tutto sicuro per, Guybrush fluttuò nel buio, senza sapere dove si trovava, quando o anche chi fosse. Ma lentamente il buio mutò, e arrivò la luce, una luce orrenda e rossa.

Gemendo, con una testa che sembrava un pallone da calcio, Guybrush finalmente aprì gli occhi, scoprì che era successo qualcosa di estremamente strano.

Jojo era scomparso, il che era insolito - era un amico leale e affidabile. Ma ciò che Guybrush vide subito fu ciò che lo circondava. Dappertutto c'erano i colori come di strani tramonti, o Guybrush era testimone di un qualche tipo di fenomeni soprannaturali.

Era come se tutto fosse visto attraverso uno speciale filtro di colore rosso. Il ventre delle nuvole, il tronco già grigio di un albero, anche lo spazio attorno, tutti erano sfumati con la più intensa tonalità di rosso.

Guybrush si rialzò lentamente. Oltre ad un grosso bernoccolo doloroso sulla testa, si sentiva bene. Ma c'era qualcosa di inquietante. Iniziò a notare altri cambiamenti - il vento, per esempio, era completamente fermo. L'aria era immobile e stagnante. E il rumore - non si poteva sentire un singolo canto d'uccello o lo ronzio di un insetto.

"Qui sta succedendo qualcosa di molto strano", disse infine Guybrush. La foschia rossa aveva ridotto di un bel po' il suo campo visivo, fino a quando due figure che erano sotto i rami dell'albero cominciarono a muoversi con lunghi balzi cosicché Guybrush finalmente li vide.

Un uomo calvo in pantaloni e una donna con folti capelli biondi - Guybrush rimase a bocca aperta.

I suoi genitori!

Era passato molto tempo da che Guybrush li aveva visti, ma lui li riconobbe immediatamente. Istintivamente. "Papà!" gridò. "Mamma! Cosa state facendo voi due qui?"

"Siamo venuti a cercarti", disse papà. Aveva una voce amichevole e sicura - il tipo di voce che appartiene ai tipi che riportano sempre i libri alla biblioteca in tempo e sanno come si parcheggia in modo parallelo.

"Dove sei stato?" chiese la mamma, la sua voce era ancora preoccupata ma sembrava avere qualche sollievo.

"Siete venuti a cercarmi?" domandò Guybrush. "Credevo mi aveste abbandonato!"

La sua mamma sembrava sconvolta all'idea. "Abbandonarti? Perché mai avremmo dovuto farlo? Siamo genitori così premurosi."

"Sì, lo siamo," confermò il papà, il suo pizzetto marrone andava su e giù mentre annuiva.

"Insomma, cosa volete?" domandò Guybrush, cercando di non chiedersi come erano riusciti a trovarlo.

Suo padre lo guardò con un piccolo sorriso. "Figliolo, abbiamo qualche informazione per te," disse.

"Davvero? Tosto! Di cosa si tratta?"

"Beh, te lo diremo cantando", disse la sua mamma.

"Oh. OK ..." disse Guybrush, non consapevole di dove questo lo avrebbe portato.

Anche la sua mente così guardinga non era preparata a ciò che accade successivamente. I suoi genitori cominciarono a librarsi lentamente nell'aria e mentre lo facevano la loro forma iniziò a cambiare. I colori del loro corpo aumentarono di luminosità, mentre le gambe si assottigliarono e si allungarono. Guybrush intravide momentaneamente delle costole e delle rotule, finché due scheletri completamente formati aleggiarono nell'aria accanto a lui. Lentamente si seppelliromo, così come vennero fuori dal suolo e Guybrush vide che non erano tinteggiati di rosso come il resto dell'ambiente. In realtà, neanche lui lo era.

Dal cielo partì la musica, un numero del jolly ragtime. Sembrava familiare. E gli scheletri dei suoi genitori cominciarono a danzare, le ginocchia si poegavano velocemente e con un forte senso del ritmo. Non erano affatto ostacolate dalla mancanza di carne.

Guybrush non pensava che i suoi occhi sarebbero potuti inorridire ulteriormente. Stavano iniziando a cantare una canzone.

Papà scheletro estrasse la sua cassa toracica e la puntò col dito. "L'osso della costola è collegato al .. osso della gamba!" La gabbia toracica venne rimessa a posto e la gamba destra venne indicata con grande enfasi. "L'osso della gamba è collegato al ... osso dell'anca!" continuò Mamma scheletro, approfittando inoltre del suo residuo di calcite fissato debolmente. "L'osso dell'anca è collegato al ... osso della testa!" cantò Papà scheletro, e avevano voci niente male - il Club Del pellicano sarebbe stato felice di prenderli.
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