[Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 3 nov 2018, 19:21

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"Perche tu!" scattò improvvisamente il governatore, delle macchie rosse si allargavano sulle sue guance. "Potrai pensarci su mentre sei in carcere ad aspettare LeChuck che ti venga a prendere. Portalo via!"

La guardia, prendendo questa frase come spunto, salutò. "Sì, signore, governatore Phatt! Andiamo, mammoletta." Prese Guybrush per un braccio e lo scortò fuori.

"Tornerò!" gridò Guybrush con aria di sfida, mentre veniva tirato attraverso la porta.

La prigione della città di Phatt era piccola - c'erano solo due celle. Queste, però, eeano state costruite con robuste pietre e sbarre d'acciaio. Guybrush venne messo in una di queste celle. La guardia chiuse la porta e girò la chiave.

"Non cercare di fuggire", avvertì. "Walt sbranerá a morsi." Walt era il piccolo beagle, marrone e bianco che si mise sull'attenti accanto alla porta che conduceva fuori. La guardia si avvicinò a Walt e abbassò lo sguardo. "OK Walt, torno a darti il cambio alle undici," disse, prima di andarsene.

Sembrava proprio che Guybrush avrebbe avuto un sacco di tempo per esaminare nei minimi dettagli ciò che lo circondava. Si sedette sul materasso duro come la roccia per pensare.

Il materasso era molto scomodo. Guybrush lo sollevò fino a rivelare un lungo bastone che era incastrato sotto di esso. Lo tirò fuori e lo gettò a terra. Si sedette di nuovo.

Notò che nella cella accanto alla sua c'era uno scheletro, ovviamente, o era un detenuto morto a causa della sua permanenza in prigione o era un esempio di dieta andato terribilmente storto. La vista dello scheletro non diede a Guybrush molta speranza.

In un angolo vicino all'uscita c'era un alto armadio/scaffale. In esso c'era una grande busta gialla, contenente tutti i suoi beni. Se fosse riuscito a raggiungerla... non sarebbe stato in grado di fuggire, ma si sarebbe sentito un po' meglio. Guardando i suoi beni, tuttavia, gli venne un'idea che sembrava provenire da Walt.

Walt teneva delle chiavi in ​​bocca.

Guybrush trasse rapidamente il respiro, e si inginocchiò a bordo della sua cella. "Qui, ragazzo", disse a bassa voce, per quanto possibile.

Da parte di Walt non ci fu alcun movimento.

Guybrush batté delicatamente il bastone contro le sbarre della cella.

Walt rimase immobile.

Guybrush non aveva intenzione di rinunciare. In un modo o nell'altro, avrebbe fatto in modo che Walt si avvicinasse. E ora, guardando il prigioniero morto, ebbe una nuova idea su come fare.

Con il suo bastone, Guybrush raggiunse la gamba del detenuto, essendo quello l'arto più vicino. Lentamente lo trascinò lungo il pavimento, prima di essere in grado di raggiungerlo e raccoglierlo. Ora attraversò la sua cella fino a Walt, e agitò l'osso tra le sbarre. Fischiò dolcemente.

"Qui cagnolino, qui ragazzo..."

Walt, alla fine, arrivò. Raggiunse le sbarre, lasciò cadere le chiavi ricoperte di saliva e con gratitudine prese l'osso. Con l'osso al sicuro in bocca Walt si voltò e corse fuori alla luce del sole.

Guybrush prese le chiavi, o, come riusciva a vedere adesso, la chiave appesa ad una grande catena.

Si adattava perfettamente alla porta della cella. La porta della cella si aprì, e il suono di una cerniera arrugginita non aveva mai suonato così bene. Guybrush fece qualche passo, e andò a raccogliere la sua roba.

Accanto alla sua busta ce ne era un altra, di dimensioni simili alla busta gialla con i suoi beni. Questa era segnata come proprietà di un certo signor Willy Gorilla, che era stato arrestato per aver suonato suo organetto in pubblico. Curioso, Guybrush aprì la busta, trovando una banana e un organo.

Il nostro abbandonò l'organo. La banana, però, oltre a sembrare deliziosa, sarebbe potuta anche rivelarsi utile. Guybrush aveva avuto esperienze in passato con le banane, e trovarne un altra forse era un buon segno.

Guybrush tornò alla luce del sole. L'ingresso del carcere portava alla zona del molo principale, in realtà lo stesso luogo in cui Guybrush era stato arrestato. Il suo manifesto era ancora appeso al muro del carcere. Ora che aveva un po' di tempo di più, Guybrush lesse le parole in piccolo. Scoprì che era stato arrestato per l'omicidio del medico LeChuck, che era un po' ricco. Tra gli altri reati inclusi nel manifesto c'erano l'uso della stregoneria sulla persona di Largo LaGrande, il furto di capi di abbigliamento e di integratori per capelli prescritti dal medico per tale stregoneria, un furto gravissimo, una violazione di domicilio, furto senza permesso, superamento del limite consentito dalla FDA per le parti di roditori nella zuppa fatta in casa, l'evasione da un istituto penale, e la liberazione di un rettile pericoloso in una zona popolata. Era ricercato anche per essere interrogato in merito alla scomparsa di occhiali da vista.

In realtà, a quanto pareva, era stato incriminato per una lista piuttosto pesante dei reati - avrebbero potuto arrestarlo benissimo anche se LeChuck non avesse offerto denaro. E poi, cosa si aspettavano? I pirati facevano questo genere di cose.

Era stata offerta una ricompensa per qualsiasi informazione che avesse portato al suo arresto. E, infine, una riga che a Guybrush era davvero piaciuta, era da ritenersi armato e pericoloso!

"Armato e pericoloso?" disse Guybrush. "Andiamo!"

Era il momento di trovare la libreria di Phatt. Guybrush scese i gradini di cemento fino al molo, e guardò attraverso il lungomare. Lì, alla sua sinistra, c'era una grande insegna che indicava la biblioteca. Guybrush si avviò verso di essa.

Passò accanto ad un vicolo stretto alla sua sinistra. Guardò dentro e vide due persone in piedi vicino ad un grande ruota. Curioso, Guybrush prese una breve deviazione dal suo obiettivo.

Il vicolo era piccolo, ma pulito, e abbastanza luminoso. Fissata alla parete di fondo c'era una grande ruota, con delle maniglie per girarla. In piedi su una pedana rotante c'era un uomo dall'aspetto italico, con dei capelli neri, vestito elegantemente. Era il banchiere (o croupier).

Il suo cliente, o il pubblico, o qualsiasi altra cosa l'altra persona fosse, era un uomo piccolo, simile ad un roditore con un cappello e dei pantaloni di pessimo gusto (di colore verde).

Il banchiere si guardò intorno nel vicolo. "Niente più scommesse?" gridò. "Va bene, ci siamo." Con un forte strattone fece girare la ruota.

A poco a poco la ruota rallentò, fino a quando finalmente si fermò. "25 nero", lesse l'uomo che aveva fatto girare la ruota.

"Bene!" esclamò lo scommettitore.

"C'è un vincitore, signori!" si congratulò il banchiere. "Che premio vorresti?"

"Che cosa è rimasto?" chiese lo scommettitore. Era di bassa classe, con un accento nasale.

"Ci sono i soldi", disse il croupier, nel suo ruolo di banchiere e padrone di casa, "un invito a alla festa in maschera del Governatore Marley, e un pass gratuito per vedere il Circo dei Fratelli Linguine".

A Guybrush sembravano tutti degli ottimi premi. Ma quella festa in maschera del Governatore Marley prese immediatamente la sua attenzione.

"Vorrei i soldi", disse lo scommettitore.

"E denaro sia," accettò il banchiere. Infilò la mano tra le spesse pieghe del suo mantello rosso e tirò fuori una piccola borsa marrone. Lo scommettitore la prese istantaneamente e se la infilò nelle tasche dei pantaloni. Quella scomparve subito.

Guybrush pensò che avrebbe potuto tentare la fortuna alla roulette. Si fece avanti, e si rivolse al croupier. "Salve."

"Come va'?", Rispose allegramente il banchiere.

Guybrush non aveva mai giocato prima, ed era un po' insicuro riguardo alle regole. "Puoi spiegarmi come funziona questo gioco?" gli chiese.

"Certo! È facile. Basta che mi dici quale numero vuoi, ed io girerò la ruota. Se il tuo numero esce, avrai vinto!"

"Sembra semplice. Su quali numeri posso scommettere?"

"Da uno a trentadue, rosso o nero."

Guybrush annuì. "Vengono a giocare molte persone qui?" chiese.

"Un sacco di gente viene a giocare quando abbiamo molti premi", disse il croupier con orgoglio. "Ma oggi abbiamo quasi finito. Hanno lasciato solo tre premi."

"Quali premi ti sono rimasti?" domandò Guybrush. Sperava che l'invito non fosse stato preso.

"Un pass gratuito per il Circo dei Fratelli Linguine, un invito alla festa in maschera del Governatore Marley e, naturalmente, il denaro. Sessanta pezzi da otto per ogni scommessa!"

"Wow!" esclamò Guybrush. In un angolo del suo occhio, poteva vedere tornare lo scommettitore con i pantaloni verdi. Beh, peggio per lui, perché Guybrush stava per puntare. "Mi piacerebbe fare una scommessa", disse al banchiere.

"Le scommesse costano denaro, ragazzo", disse il croupier. "Un pezzo da otto per ogni scommessa."

"Oh si," esclamò Guybrush. Porse un pezzo da otto al banchiere, che lo prese subito.

"OK ragazzo", disse il banchiere, "che numero vuoi?"

Guybrush aveva un buon presentimento sul 7 nero, così diede quel numero al croupier.

Il banchiere annuì, e girò subito la ruota. Guybrush fissò il disco rotante, i suoi pioli passavano a un ritmo furioso. A poco a poco rallentò.

La ruota infine si fermò sul 6 nero. "Peccato!" disse dispiaciuto il croupier. "La prossima volta sarai più fortunato."

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turok
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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 13 nov 2018, 19:42

MiW-Special-Box
"Grazie comunque", disse Guybrush. Odiava perdere, e la simpatia del croupier lo aiutò solo marginalmente. Sarebbe potuto rimanere lì per un momento, perso nei suoi pensieri, ma lo scommettitore fece irruzione e lo guardò accigliato.

"Scusami, amico."

Guybrush si spostò di lato, mentre lo scommettitore disse di voler fare un'altra puntata - questa volta scelse il tredici rosso.

Per un momento Guybrush rimase fermo, volendo vedere qualcun altro fallire a quel gioco, poi si voltò e si avviò lungo il vicolo, di nuovo alla luce del sole.

La biblioteca era alla porta successiva. Guybrush spinse la porta per aprirla, veloce all'inizio, ma più lentamente quando sentì il rumore delle cerniere risuonare dall'interno.

Guybrush entrò nell'offuscato e polveroso ingresso della biblioteca.

Era vuota. E stracolma di libri. Erano accatastati in cima a cataloghi cartacei, stipati sugli scaffali dal pavimento al soffitto e allineati lungo ogni spazio disponibile nel muro La libreria dell'isola di Phatt era una di quelle librerie che conteneva così tanti libri all'interno di uno spazio piccolissimo, che si era in grave pericolo di distorcere il tessuto dello spazio-tempo così da creare un accesso nello Spazio-L. Guybrush sapeva, senza nemmeno provare, che si sarebbe irrimediabilmente perso nelle vie, negli archi strette e lungo le piccole alcove sparse in quel mondo.

Per fortuna, la scrivania principale era visibile, e seduta dietro di essa c'era una donna dall'aspetto severo che indossa un paio di grandi occhiali. Aveva i capelli grigi legati stretti in una crocchia, e stava annotando qualcosa con la massima concentrazione.

Stava cominciando ad avviarsi verso di lei, ma, ad un tratto, Guybrush notò un piccolo modellino su un tavolo vicino alla porta - l'unico spazio libero non occupato da un libro. Sembrava un modellino di un faro, costruito su un modello in scala del porto di Phatt. Guardandolo con curiosità, Guybrush si avvicinò alla scrivania principale.

"Mi scusi", disse Guybrush.

La bibliotecaria si voltò, con un'espressione di disapprovazione sul suo volto. "Sssshhhh!" sibilò, spostandosi gli occhiali per dare enfasi. "Questa è una libreria! Sussurra!" Si rimise gli occhiali. "Ora, che cosa c'è?"

"Perché avete un modellino di un faro qui?" sussurrò Guybrush.

"C'è un nuovo faro in costruzione in città", spiegò la bibliotecaria. "Si tratta di un modello in scala simile a quello da costruire."

Guybrush guardò di nuovo il modellino. Era molto interessante, per essere un faro. «Perché avete bisogno di un faro?" chiese.

"Siamo stanchi di ricostruire il molo ogni volta che una nave ci sbatte contro," spiegò la bibliotecaria. "Ecco perché deve essere molto luminoso. Avrà le lenti di ingrandimento più potenti dei Caraibi. Te lo potrei dimostrare con il modellino, ma purtroppo la lampadina si è bruciata."

Questo era il punto in cui Guybrush voleva arrivare. "Sto cercando un libro", disse.

"Hai una tessera della biblioteca?" chiese la bibliotecaria.

"No, come faccio ad averne una?"

"Ho bisogno di alcune informazioni personali." La bibliotecaria frugò sulla scrivania, trovò un piccolo notes, e prese una penna. "Nome?"

"Guybrush Threepwood."

"Indirizzo?"

"1060 occidentale Addison."

"Età?"

"Diciann - uh - ventuno."

"Occupazione?"

"Consulente."

"vizi?"

"Attraverso senza guardare."

"Si vede." La bibliotecaria scrisse alcune note, quindi compilò una piccola scheda rettangolare. "Bene, la tua tessera della biblioteca verrà inviata all'indirizzo che mi hai dato. Nel frattempo, puoi utilizzare questa carta provvisoria." Gli porse la scheda con i suoi dati personali. "Puoi sempre prelevare i libri dalla biblioteca, ma solo quattro alla volta."

"Questo è il numero dei titoli che posso ricordare in ogni caso", disse Guybrush provando ad essere spiritoso.

La bibliotecaria lo scrutò di sbieco. «Che libro stai cercando?"

"Non lo so, che cosa avete?"

Guybrush ottenne così la sua seconda occhiata di disapprovazione. "Ti aspetti che ricordi il nome di ogni libro nella biblioteca?" chiese la bibliotecaria. "Usa il catalogo a schede come una persona normale." Indicò un enorme armadio vicino alla porta d'ingresso. Poi tornò al suo lavoro d'ufficio.

Il nostro si avvicinò al catalogo a schede. Grande e imponente, furono le prime due parole a venirgli in mente. Le prossime sarebbero state Big e Whoop. Questo era quello che cercava, e quindi avrebbe dovuto iniziare da lì la sua ricerca.

Guybrush aprì il cassetto contrassegnato con le lettere AB. In un primo momento, non sembrò avere molta fortuna, anche se la sezione biografie era interessante - "La volta in cui feci esplodere LeChuck" di Guybrush Threepwood, un libro che non ricordava assolutamente di aver scritto, "Lecca il cucchiaio d'argento," di L. Phatt, "Entrambe le teste vuote", la storia dei Fratelli Fettucini, "Entrambe le mani in movimento," la storia di Stan, "Entrambe le mani vuote", la storia di Herman Toothrot. C'era una sezione di intrattenimento per adulti, contenente il testo "Zelda Carbonchio dice tutto", memorie di una donna dai gusti dubbi. La sezione di archeologia era rappresentata dal testo "Il punto non è mai indicato con una X", di un certo I. Jones. Infine, Guybrush trovò una sezione intitolata "Big Whoop": Vedere tesoro.

Guybrush chiuse il cassetto AB e aprì il cassetto TU. Le selezioni qui erano ugualmente curiose. La voce UNDERWEAR era rappresentata da "Scarpe con la zeppa: Un'innocuo divertimento o una tortura sadica?" La sezione Trilogie conteneva tre libri da Simon Finkleberth - "Perché la gente non dovrebbe scrivere Trilogie", "Perché la gente non leggerà Trilogie", e "Perché la gente Scrive Trilogie" Comunque. Alla fine Guybrush trovò la sezione del tesoro, e per sua delusione c'era solo quella del libro dal titolo. "Big Whoop: Grande tesoro o solo un mito" - e lui lo aveva già.

Guybrush era momentaneamente a corto di idee. Poi si ricordò che uno dei quattro pirati era annegato in mare. Forse ci sarebbe potuta essere una sezione sui naufragi. Aprì il cassetto S, e si mise a guardare sotto la voce sciagure marittime, così una voce del catalogo lo rimandò alla voce disastri navali.

Guybrush aprì a questo punto il cassetto contrassegnato con le lettere CD. Si mise a cercare furiosamente tra le carte, ma si accorse che veniva sempre distratto da tutti i grandi libri in offerta. C'era la sezione Cannibalismo - "Come servire il vostro amico" di Lemonhead. C'era la voce Circo - "La meravigliosa avventura di Alfredo e Bill", e "Maledetto l'uomo cannone", l'origine del trucco della palla di cannone umana. (Guybrush avrebbe voluto averne una copia l'ultima volta che era stato sull'isola di Melee). I classici erano anche troppi, con, ad'esempio il libro "Grandi espettorazioni", del capitano Loogie.

Alla fine raggiunse la voce: Disastri. Il volume indicato era "Grandi naufragi del nostro secolo", un libro della serie rilegati in calce

Guybrush memorizzò il titolo. Poi si avvicinò alla scrivania, e chiese alla bibliotecaria se avessero "Grandi naufragi del nostro secolo". La bibliotecaria uscì da dietro la scrivania, e il primo pensiero di Guybrush fu che era una donna davvero bassa. Poi si rese conto che era seduta su una sedia girevole e spingendola si stostava lungo il pavimento in legno.

La sedia, con dei piccoli cigolii, scomparve dietro uno stretto passaggio. Pochi secondi dopo emerse, con la bibliotecaria che teneva un piccolo libro blu. Lo posò sulla scrivania, e Guybrush la ringraziò.

"Ricorda, il silenzio è d'oro", disse la bibliotecaria.

Tornò al catalogo a schede e iniziò a cercare a caso, sperando di trovare qualcosa. Il cassetto PQR era interessante - erano presenti le sezioni Pensieri, Razzie, Riferimenti, Poderi, e una grande sezione di Romanzi rosa con i testi tutti scritti da un certo Melanie Leary e con titoli come La persistente presenza dell'amore, Il residuo romantico, Ultimo impeto di fascino, Canto del cigno del peccato, Il giallo desiderio del passato, ecc ecc. Con una sola eccezione, c'era un volume chiamato "Quasi nulla," - scritto da E. Marley - "un resoconto del tempo passato con Guybrush Threepwood". Guybrush aveva una vaga idea di quello che avrebbe potuto contenere.

"Se non sai dire qualcosa di bello allora non dovresti dire niente," mormorò. "Ancor meno scrivere un libro intero."

Nel resto dell'archivio non c'erano titoli migliori. Trovò alcune strane gemme come "L'opulescenza come arte sociale", di L. Phatt, "Presto verrai giustiziato... decine di cose da dire sulla forca", nella sezione humor sul patibolo, "La maglietta non mi copre la schiena", di Lady Godiva, "Pene popolari per gravi furti", "Hal Barwood su Monkey 2" (e via così, ragazzi! non si può rendere bello ciò che è brutto), e un'intera sezione sul fantasma pirata LeChuck, a quanto pareva scritta da Guybrush Threepwood (doveva essere addormentato mentre la scriveva). I critici sembravano d'accordo e ogni titolo - "Perché ho fatto esplodere LeChuck", "Dove ho fatto esplodere LeChuck", e "Quando ho fatto esplodere LeChuck" - veniva indicato come uno dei libri peggiori scritti da Guybrush.

Guybrush non si sentiva di contraddirli, perché probabilmente avevano ragione.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 13 nov 2018, 19:43

MiW-Special-Box
"Grazie comunque", disse Guybrush. Odiava perdere, e la simpatia del croupier lo aiutò solo marginalmente. Sarebbe potuto rimanere lì per un momento, perso nei suoi pensieri, ma lo scommettitore fece irruzione e lo guardò accigliato.

"Scusami, amico."

Guybrush si spostò di lato, mentre lo scommettitore disse di voler fare un'altra puntata - questa volta scelse il tredici rosso.

Per un momento Guybrush rimase fermo, volendo vedere qualcun altro fallire a quel gioco, poi si voltò e si avviò lungo il vicolo, di nuovo alla luce del sole.

La biblioteca era alla porta successiva. Guybrush spinse la porta per aprirla, veloce all'inizio, ma più lentamente quando sentì il rumore delle cerniere risuonare dall'interno.

Guybrush entrò nell'offuscato e polveroso ingresso della biblioteca.

Era vuota. E stracolma di libri. Erano accatastati in cima a cataloghi cartacei, stipati sugli scaffali dal pavimento al soffitto e allineati lungo ogni spazio disponibile nel muro La libreria dell'isola di Phatt era una di quelle librerie che conteneva così tanti libri all'interno di uno spazio piccolissimo, che si era in grave pericolo di distorcere il tessuto dello spazio-tempo così da creare un accesso nello Spazio-L. Guybrush sapeva, senza nemmeno provare, che si sarebbe irrimediabilmente perso nelle vie, negli archi strette e lungo le piccole alcove sparse in quel mondo.

Per fortuna, la scrivania principale era visibile, e seduta dietro di essa c'era una donna dall'aspetto severo che indossa un paio di grandi occhiali. Aveva i capelli grigi legati stretti in una crocchia, e stava annotando qualcosa con la massima concentrazione.

Stava cominciando ad avviarsi verso di lei, ma, ad un tratto, Guybrush notò un piccolo modellino su un tavolo vicino alla porta - l'unico spazio libero non occupato da un libro. Sembrava un modellino di un faro, costruito su un modello in scala del porto di Phatt. Guardandolo con curiosità, Guybrush si avvicinò alla scrivania principale.

"Mi scusi", disse Guybrush.

La bibliotecaria si voltò, con un'espressione di disapprovazione sul suo volto. "Sssshhhh!" sibilò, spostandosi gli occhiali per dare enfasi. "Questa è una libreria! Sussurra!" Si rimise gli occhiali. "Ora, che cosa c'è?"

"Perché avete un modellino di un faro qui?" sussurrò Guybrush.

"C'è un nuovo faro in costruzione in città", spiegò la bibliotecaria. "Si tratta di un modello in scala simile a quello da costruire."

Guybrush guardò di nuovo il modellino. Era molto interessante, per essere un faro. «Perché avete bisogno di un faro?" chiese.

"Siamo stanchi di ricostruire il molo ogni volta che una nave ci sbatte contro," spiegò la bibliotecaria. "Ecco perché deve essere molto luminoso. Avrà le lenti di ingrandimento più potenti dei Caraibi. Te lo potrei dimostrare con il modellino, ma purtroppo la lampadina si è bruciata."

Questo era il punto in cui Guybrush voleva arrivare. "Sto cercando un libro", disse.

"Hai una tessera della biblioteca?" chiese la bibliotecaria.

"No, come faccio ad averne una?"

"Ho bisogno di alcune informazioni personali." La bibliotecaria frugò sulla scrivania, trovò un piccolo notes, e prese una penna. "Nome?"

"Guybrush Threepwood."

"Indirizzo?"

"1060 occidentale Addison."

"Età?"

"Diciann - uh - ventuno."

"Occupazione?"

"Consulente."

"vizi?"

"Attraverso senza guardare."

"Si vede." La bibliotecaria scrisse alcune note, quindi compilò una piccola scheda rettangolare. "Bene, la tua tessera della biblioteca verrà inviata all'indirizzo che mi hai dato. Nel frattempo, puoi utilizzare questa carta provvisoria." Gli porse la scheda con i suoi dati personali. "Puoi sempre prelevare i libri dalla biblioteca, ma solo quattro alla volta."

"Questo è il numero dei titoli che posso ricordare in ogni caso", disse Guybrush provando ad essere spiritoso.

La bibliotecaria lo scrutò di sbieco. «Che libro stai cercando?"

"Non lo so, che cosa avete?"

Guybrush ottenne così la sua seconda occhiata di disapprovazione. "Ti aspetti che ricordi il nome di ogni libro nella biblioteca?" chiese la bibliotecaria. "Usa il catalogo a schede come una persona normale." Indicò un enorme armadio vicino alla porta d'ingresso. Poi tornò al suo lavoro d'ufficio.

Il nostro si avvicinò al catalogo a schede. Grande e imponente, furono le prime due parole a venirgli in mente. Le prossime sarebbero state Big e Whoop. Questo era quello che cercava, e quindi avrebbe dovuto iniziare da lì la sua ricerca.

Guybrush aprì il cassetto contrassegnato con le lettere AB. In un primo momento, non sembrò avere molta fortuna, anche se la sezione biografie era interessante - "La volta in cui feci esplodere LeChuck" di Guybrush Threepwood, un libro che non ricordava assolutamente di aver scritto, "Lecca il cucchiaio d'argento," di L. Phatt, "Entrambe le teste vuote", la storia dei Fratelli Fettucini, "Entrambe le mani in movimento," la storia di Stan, "Entrambe le mani vuote", la storia di Herman Toothrot. C'era una sezione di intrattenimento per adulti, contenente il testo "Zelda Carbonchio dice tutto", memorie di una donna dai gusti dubbi. La sezione di archeologia era rappresentata dal testo "Il punto non è mai indicato con una X", di un certo I. Jones. Infine, Guybrush trovò una sezione intitolata "Big Whoop": Vedere tesoro.

Guybrush chiuse il cassetto AB e aprì il cassetto TU. Le selezioni qui erano ugualmente curiose. La voce UNDERWEAR era rappresentata da "Scarpe con la zeppa: Un'innocuo divertimento o una tortura sadica?" La sezione Trilogie conteneva tre libri da Simon Finkleberth - "Perché la gente non dovrebbe scrivere Trilogie", "Perché la gente non leggerà Trilogie", e "Perché la gente Scrive Trilogie" Comunque. Alla fine Guybrush trovò la sezione del tesoro, e per sua delusione c'era solo quella del libro dal titolo. "Big Whoop: Grande tesoro o solo un mito" - e lui lo aveva già.

Guybrush era momentaneamente a corto di idee. Poi si ricordò che uno dei quattro pirati era annegato in mare. Forse ci sarebbe potuta essere una sezione sui naufragi. Aprì il cassetto S, e si mise a guardare sotto la voce sciagure marittime, così una voce del catalogo lo rimandò alla voce disastri navali.

Guybrush aprì a questo punto il cassetto contrassegnato con le lettere CD. Si mise a cercare furiosamente tra le carte, ma si accorse che veniva sempre distratto da tutti i grandi libri in offerta. C'era la sezione Cannibalismo - "Come servire il vostro amico" di Lemonhead. C'era la voce Circo - "La meravigliosa avventura di Alfredo e Bill", e "Maledetto l'uomo cannone", l'origine del trucco della palla di cannone umana. (Guybrush avrebbe voluto averne una copia l'ultima volta che era stato sull'isola di Melee). I classici erano anche troppi, con, ad'esempio il libro "Grandi espettorazioni", del capitano Loogie.

Alla fine raggiunse la voce: Disastri. Il volume indicato era "Grandi naufragi del nostro secolo", un libro della serie rilegati in calce

Guybrush memorizzò il titolo. Poi si avvicinò alla scrivania, e chiese alla bibliotecaria se avessero "Grandi naufragi del nostro secolo". La bibliotecaria uscì da dietro la scrivania, e il primo pensiero di Guybrush fu che era una donna davvero bassa. Poi si rese conto che era seduta su una sedia girevole e spingendola si stostava lungo il pavimento in legno.

La sedia, con dei piccoli cigolii, scomparve dietro uno stretto passaggio. Pochi secondi dopo emerse, con la bibliotecaria che teneva un piccolo libro blu. Lo posò sulla scrivania, e Guybrush la ringraziò.

"Ricorda, il silenzio è d'oro", disse la bibliotecaria.

Tornò al catalogo a schede e iniziò a cercare a caso, sperando di trovare qualcosa. Il cassetto PQR era interessante - erano presenti le sezioni Pensieri, Razzie, Riferimenti, Poderi, e una grande sezione di Romanzi rosa con i testi tutti scritti da un certo Melanie Leary e con titoli come La persistente presenza dell'amore, Il residuo romantico, Ultimo impeto di fascino, Canto del cigno del peccato, Il giallo desiderio del passato, ecc ecc. Con una sola eccezione, c'era un volume chiamato "Quasi nulla," - scritto da E. Marley - "un resoconto del tempo passato con Guybrush Threepwood". Guybrush aveva una vaga idea di quello che avrebbe potuto contenere.

"Se non sai dire qualcosa di bello allora non dovresti dire niente," mormorò. "Ancor meno scrivere un libro intero."

Nel resto dell'archivio non c'erano titoli migliori. Trovò alcune strane gemme come "L'opulescenza come arte sociale", di L. Phatt, "Presto verrai giustiziato... decine di cose da dire sulla forca", nella sezione humor sul patibolo, "La maglietta non mi copre la schiena", di Lady Godiva, "Pene popolari per gravi furti", "Hal Barwood su Monkey 2" (e via così, ragazzi! non si può rendere bello ciò che è brutto), e un'intera sezione sul fantasma pirata LeChuck, a quanto pareva scritta da Guybrush Threepwood (doveva essere addormentato mentre la scriveva). I critici sembravano d'accordo e ogni titolo - "Perché ho fatto esplodere LeChuck", "Dove ho fatto esplodere LeChuck", e "Quando ho fatto esplodere LeChuck" - veniva indicato come uno dei libri peggiori scritti da Guybrush.

Guybrush non si sentiva di contraddirli, perché probabilmente avevano ragione.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 21 nov 2018, 10:09

MiW-Special-Box
Alla fine vide qualcosa di interessante. Storia: Vedere Isola di Scabb. Guybrush si diresse nella seziine dedicata all'isola di Scabb e trovò il titolo "Storia dell'Isola di Scabb". Chiese alla bibliotecaria di quel testo e, in men che non si dica ricevette un sottile tomo. Diede una rapida occhiata ai capitoli principali e scoprì che l'Isola di Scabb era stata utilizzata come isola di quarantena per le malattie della pelle. In seguito divenne un rifugio per i pirati a causa della sua caratteristica mancanza di organi di controllo.

L'utilità di quel libro fu solo questa. Guybrush iniziò a lasciare la biblioteca - sembrava che avrebbe potuto ottenere qualche informazione in più sul campo, prima di trovarla lì.

Si fermò davanti al modellino faro. Si chinò, e guardò nella sua cima. Al suo interno c'era una piccola lente da faro, a quanto pareva era una delle più potenti lenti di ingrandimento a disposizione, secondo la bibliotecaria. A Guybrush sembrava avere una dimensione molto familiare.

La bibliotecaria era occupata con i suoi libri. Rapidamente Guybrush sollevò la cima del faro, e prese la lente. La infilò in tasca e si diresse con disinvoltura fuori.

Si diresse verso il lungomare. La lente sarebbe stata un bel regalo per Wally, che probabilmente stava tastando il suo tavolo cercando di vedere qualcosa. La coscienza di Guybrush non era stata esattamente turbata dalle sue azioni del passato, ma quando un'opportunità del genere si fosse presentata, sarebbe stato stupido non coglierla.

Le case che passavano alla sua sinistra erano tristi, edifici in mattoni marroni e rossi. Tra di essi c'era un altro vicolo scuro. Ricordando l'esperienza interessante che Guybrush aveva avuto entrando nel primo vicolo, provò anche il secondo.

Questo lo condusse infine ad un piccolo cortile grigio con un enorme pozzanghera sul pavimento dai tubi gocciolanti e alte pile di casse accatastate. Qui c'era una porta verde davvero grande, con tanti lucchetti e una piccola fessura nella sua parte superiore, situata parecchi piedi sopra la testa di Guybrush.

Guybrush non aveva idea di cosa diavolo ci sarebbe potuto essere dietro una porta del genere, così decise di bussare.

Lo sportello sopra la sua testa si aprì. Guybrush allungò il collo, ma ciò che poteva vedere era solo uno spazio buio. «Che cosa vuoi, ragazzo?" disse una voce profonda da dietro la porta.

"Chi sei, e cosa stai facendo là dietro?" domandò Guybrush.

"Sono Bruno", disse Bruno, "e non sono affari tuoi. Sparisci."

Guybrush ebbe la sensazione che lo sportello stava per essere chiuso. "Hai mai sentito la leggenda del Grande Guybrush?" disse velocemente.

Lo slot immediatamente chiuse.

"Be', non la vuoi sentire di nuovo?"

Nessuna risposta da Bruno. Guybrush si strinse nelle spalle, e tornò verso il lungomare. Rimase assorto della vista sul mare che, se non sono venivano guardati gli edifici, non era poi così male. Uno sguardo sguardo più in profondità gli permise di notare una piccola figura, seduta sul bordo del molo lì vicino.

Guybrush si avvicinò al molo e iniziò a camminare lungo la banchina. Avvicinandosi, vide che la figura era un rotondo, ragazzo grasso di circa dodici anni, e stava pescando. Il suo abbigliamento era un po' insolito, Guybrush doveva ammetterlo - una pipa di pannocchia, un cappello grigio con i pesci cuciti su di esso e un maglione a strisce rosse e bianche.

"Preso qualcosa?" domandò Guybrush.

"Stai scherzando?" domandò il ragazzo. Aveva una voce acuta e irritante, come una sitcom per ragazzi in TV. E aveva l'atteggiamento da saputello che completava il quadro. "Ho eguagliato il mio record qualche ora fa!"

A Guybrush questo ragazoo non piaceva. "Sono Guybrush Threepwood," disse, "un grande pescatore!"

Il ragazzo prese la pipa di pannocchia dalla sua bocca, e guardò Guybrush con gli occhi spalancati, bianchi e molto sospetti. "Oh, davvero?" chiese, non credendo ad una parola.

"Sono anche l'uomo che ha catturato il famigerato LeChuck!"

Il ragazzo sbuffò, e si voltò verso il mare. "Sì, giusto. Se peschi male così male come menti, non meriti nemmeno di parlare con me."

"Io sono il miglior pescatore in queste isole!" continuò Guybrush. Il ragazzo stava per mettersi la pipa in bocca.

"Mi permetto di dissentire: Sono io il migliore pescatore in queste isole", disse il ragazzo con tono arrogante.

Guybrush guardò a bocca aperta il ragazzo. "Tu?" sbottò, riuscendo a sembrare la persona più stupita del mondo. "Tu non riusciresti a scoprire un apertura in un sacchetto di carta. Tu non riusciresti a prendere un raffreddore in una bufera di neve. Tu non riusciresti neanche ad ordinare un pesce in un ristorante."

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 21 nov 2018, 16:01

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"Che cosa?" disse il ragazzo. Allungò le braccia per dare un'indicazione approssimativa di una dimensione. "Il luccio che ho preso fa sembrare l'Everest un formicaio." Guardò il mare con soddisfazione. "Ecco perché sono conosciuto come 'L'acchiappa Cernie'."

"Vorrai dire 'L'acchiappa Cerniere'," replicò Guybrush, che non aveva intenzione di arrendersi. "I pesci che prendi sono così piccoli che ti servono le pinzette per ributtarli in acqua".

Il ragazzo lo guardò, momentaneamente senza parole. C'era un leggero luccichio nei suoi occhi. "Ascolta vermetto", sbottò alla fine: «Sono io il migliore da queste parti e basta."

C'erano molti modi di rispondere in questo caso, e Guybrush li provò tutti. «Non se le tue esche sono brutte quanto te", disse Guybrush. "O se i tuoi ami sono spuntati come il tuo umorismo, o se il tuo mulinello è arrugginito come il tuo cervello, o se la tua esca è piccola come la tua statura, o se la tua lenza è debole come le tue battute. Non sulla tua vita, faccia di pesce martello."

"Forse ti piacerebbe fare una piccola scommessa, eh, signor pescatore?" suggerì il ragazzo.

Guybrush sapeva cosa fare - non mostrare alcun segno di insicurezza. "Certo, accetto la scommessa", disse fiducioso.

Il ragazzo ridacchiò. "Lascia che prima ti dica quello che avevo in mente." Si tolse di nuovo la pipa dalla bocca e guardò seriamente Guybrush. "Se riesci a prendere un pesce più grande di quello che prenderò io, ti darò la mia pluripremiata canna".

La canna in questione era nella sua mano sinistra, e in effetti sembrava un modello abbastanza buono. "Dì addio alla tua canna da pesca", disse Guybrush.

"Se io prendo un pesce più grande del tuo, tu dovrai mangiarlo. Crudo". Il ragazzo sorrise a Guybrush.

Guybrush deglutì, facendo nel frattempo, del suo meglio per mantenere un volto fiducioso. "Vuoi dire, con del riso, con un po' di wasabe e salsa di soia?"

"No. Crudo, freddo, e con la testa ancora attaccata." Guardò intensamente Guybrush. "Che ne dici?"

A Guybrush l'idea di mangiare pesce crudo non piaceva. Ma non vedeva l'ora di vedere l'espressione sul volto di quel ragazzo quando lui avrebbe vinto. "Va bene, è una scommessa", disse.

Il viso del ragazzo si illuminò - anche lui non vedeva l'ora dell'epilogo. "Fantastico! Non vedo l'ora di farti mangiare la mia preda." Guardò verso il mare. "Con tutti i rifiuti che provengono dal palazzo del governatore Phatt, il pesce da queste parti di solito è veramente schifoso. Non mangio mai ciò che pesco, lo vendo semplicemente ai ristoranti. Buona pesca, amico. Eh eh eh."

Guybrush cercò di pensare a un insulto di addio, ma non ci riuscì, e dovette accontentarsi di girare sui tacchi e camminare elegantemente via.

Raggiunse ben presto la fine della banchina. Il percorso ora proseguiva verso la terraferma, passando attraverso fitte foreste di boschi e gole scavate dalla pioggia. Guybrush si ritrovò presto a consultare la mappa di Dread.

Phatt era un'isola dalla forma irregolare, con i porti principali nella zona nord e la residenza del governatore a sud. C'era una piccola isola triangolare al largo della costa nord-occidentale, separata da uno stretto braccio di mare. Se il signor Rogers si era ritirato al largo della costa dell'isola di Phatt, quello era l'unico posto dove sarebbe potuto andare.

L'obiettivo non era molto chiaro, ma almeno Guybrush ne conosceva la sua direzione generale. Il problema sarebbe stato come raggiungere l'isola.

Per qualche tempo camminò verso ovest, seguendo un corso d'acqua di dimensioni ragionevoli, prima di arrivare ad una cascata. L'acqua scendeva verso il basso su più livelli di roccia, in modo rumoroso ma pittoresco.

Eppure, c'era qualcosa di strano negli schizzi - una falsa qualità d'eco. Guybrush raccolse un sasso e lo gettò verso la cortina d'acqua nel suo punto più basso. Nessun suono di roccia contro la parete di roccia. Nessun suono di atterraggio del sasso in un bacino d'acqua. Niente di niente.

Avrebbe potuto sbagliarsi, ma Guybrush avrebbe giurato che c'era un tunnel dietro la cascata. E se ci fosse stato un tunnel là dietro, sarebbe andato esattamente nella direzione giusta per portarlo sotto il braccio di mare. Ma non c'era nessun modo di provare la sua teoria con tutta quell'acqua che scendeva.

Guybrush tornò indietro e prese il sentiero che portava alla cima della cascata. Andò a destra e a sinistra per qualche tempo, prima di arrivare a un pianoro sul fiume.

Qui c'era qualcosa di strano e di colore argento metallizzato - una pompa.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 28 nov 2018, 17:01

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Guybrush guardò più attentamente. Quella cosa aveva indicatori e quadranti, e anche se Guybrush non poteva riconoscere i simboli di accensione o spegnimento, sembrava essere accesa. A intervalli irregolari, dalla pompa veniva un rumore sibilante e un fischio.

C'era solo un modo per Guybrush di venire a capo di quel rebus. Nella parte inferiore della pompa c'era una grande ruota rossa. Era girata in senso orario - l'indicatore segnava completamente aperta. Guybrush cercò di ruotarla per chiuderla ma la ruota rifiutò di muoversi. Aveva bisogno di una chiave inglese per poter chiudere quella valvola arrugginita.

Il Capitano Dread, che aspettava pazientemente nel Jolly Rasta, vide tornare Guybrush venti minuti più tardi. Guybrush salì a bordo e si sedette sul ponte.

"Dove vuoi andare, amico?" chiese Dread, tenendo il monocolo di Wally in mano.

"Sull'isola di Booty", disse Guybrush. Era giunto il momento di cercare fortuna altrove.

"OK, amico". Il Capitano Dread gettò via gli ormeggi, e presto furono al largo fuori dal porto e in mare.

Forse avrebbe avuto più fortuna sull'isola di Booty.

Arrivarono sull'isola di Booty la mattina stessa solo un'ora più tardi, ma era ancora piuttosto presto. Le isole di Booty e di Phatt erano davvero molto vicine l'una all'altra, così che spostarsi tra loro era molto facile.

L'isola di Booty, così come quella di Phatt, aveva una forma piuttosto irregolare. Tuttavia, era tutta in un unico pezzo. La villa del Governatore (la villa di Elaine, si corresse) era nell'angolo nord-occidentale dell'isola, e su una piccola penisola separata dall'isola principale mediante una stretta lingua.

Il porto principale, in cui Dread aveva attraccato, era leggermente più vivo di quelli dell'isola di Phatt, ma non molto. In contrasto con l'isola di Phatt, dove l'elemento centrale attorno al quale tutti gli edifici erano costruiti era il lungomare, qui tutte le abitazioni e i negozi si trovavano attorno un austera piazza di fronte al molo.

La casa più vicina era stata costruita proprio sul margine del pontile, sulla secca. Guybrush ci andò e aprì la porta. Entrò.

Ancor prima di fare qualche passo all'interno dell'edificio, seppe già dove si trovava. Un negozio di antiquariato, anche se uno con un assortimento di oggetti molto strani. Un uomo allego con dei folti capelli rossi, una cospicua barba e cappello rosso a tre punte lo salutò da dietro il bancone. Poteva dare un parere su qualsiasi cosa Guybrush guardasse.

"Quello è un vero e proprio clacson da nave proprio come quello utilizzato sulle navi moderne", disse a Guybrush mentre lui osservava un piccolo corno appeso al muro. Aveva una voce entusiasta come un cantore. Guybrush si guardò intorno e vide una pila di cappelli pirata. "Ti starebbe bene uno di quelli", disse l'antiquario con tono incoraggiante. "E sono fantastici per le feste."

"Hai un bel negozio qui", disse Guybrush.

"Grazie. Sono orgoglioso della qualità della mia merce. Vendo soltanto i più bei cimeli dei pirati. Anche le permute sono di prima classe. E ti offro sempre dei buoni affari."

"Come puoi permettertelo?"

"La quantità della merce."

Accanto ai cappelli pirata c'era un'ancora, "ergonomicamente formulata per migliorare il potere di arresto." Vicino a questa c'era un segnale stradale di curva a sinistra, "che ho preso dalla famosa Strada-con-vista-sul-Precipizio."

"Non ne ho mai sentito parlare", disse Guybrush.

"Ora la chiamano Salto-dell'Uomo-Morto."

Le scelte possibili erano davvero tante. Teschi decomposti - "Quelle sono riproduzioni in scala di autentici teschi in decomposizione sbiancati al sole come un fanone di balena. C'è anche un po' di pelle flaccida appesa su di essi." La frusta di Indy™ - "Questa è la vera frusta, quella vista in 'I predatori dell'arca perduta', 'Il tempio maledetto', 'L'ultima crociata' e 'Gli ultimi racconti!'". Un enorme maschera - "Sembrava Spiffy - La cruna dell'ago."

L'ampia possibilità di scelta aveva suscitato l'interesse di Guybrush. Forse ci sarebbe potuto essere qualcosa di utilite.

Abbassò lo sguardo e vide una cassa del tesoro sul pavimento. "Si dice", disse il commerciante con tono servile "che l'infame Barbaverde l'abbia vinta da Long John Cooper in una partita di poker. Peccato che è vuota." Accanto c'era una gamba di legno che, nel suo design sembrava familiare. "È stata fatta a mano da un mio caro amico su un'altra isola." E una vecchia sega ben lucidata. "Ho trovato quella bellezza in fondo al mare. Però l'ho lucidata davvero bene."

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 1 dic 2018, 11:47

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C'era dell'altro oltre alle semplici cose da pirata. Un enorme timoniere nascosto in un angolo inutilizzato. "L'ho avuto in regalo da un uomo che ho salvato un paio di anni fa", disse il rivenditore. "Non ho bisogno di una ruota, ma un buon giro ne merita un altro". Li vicino erano stati accatastati un buon numero di cannoni neri di dimensioni medie. "Quello è un cannone triplo Marco VII 'Il Devastatore'", disse il commerciante. "Se solo avessero pensato di farci un buco per la miccia."

Ma alcuni degli oggetti rasentavano il ridicolo. Un dipinto su pergamena di una balena, per esempio. "Questa è la leggendaria balena bianca. Mai catturata, tranne che su tela."

"Ha un nome?"

"Nun lo sacciu. Forse. Forse no. Non è detto che una balena debba avere un nome."

Una ciocca di penne - "L'ho fatta col mio ultimo pappagallo faceva troppo rumore per me". Dei copricerchioni - "mi hanno detto che questi sono utilizzati come forma di baratto nei bassifondi delle città." Un piatto da collezionista di 'rock and roll' - "Quel piatto da collezione vale una fortuna."

"Wow! Lo sapevo che un giorno sarebbero diventati preziosi."

Ma ora c'era un articolo che rese tutto il resto privo di importanza. Era esposta in bella vista sul bancone, proprio accanto all'antiquario.

Un pezzo di mappa.

"Questa fa parte della mappa del tesoro Big Whoop", disse il commerciante a bassa voce. "Non so molto del pezzo di mappa, ma dovrebbe esserci un libro nella biblioteca dell'isola di Phatt che parla dell'intera mappa."

"Quanto costa il pezzo di mappa?" domandò Guybrush speranzoso.

"Il pezzo di mappa è una pergamena autentica dalla fine del secolo", disse il rivenditore. "Non riesco più a trovare cose del genere".

"Sì, ma quanto costa?"

Il commerciante pensava. "Circa sei milioni di pezzi di otto".

"Uhm ... non credo di avere quella cifra."

"Beh, ho alcune belle mappe false per meno", offrì il rivenditore.

"No, grazie", disse con fermezza Guybrush. Voleva la mappa, e nient'altro che la mappa. "Accetti carte Visa?"

"Sì, come se ne avessi una," disse il rivenditore. "Ma accetto assegni o baratti."

Qui c'era una via d'uscita per risolvere il problema. "Che tipo di baratti accetti?"

«Prendo vecchie spade, alcuni pappagalli usati, qualsiasi cosa di valore fatta in bronzo, e alcuni vecchi rottami di nave."

"Mi daresti il pezzo di mappa per una qualsiasi di quelle cose?"

«No, ma c'è una cosa che potrei barattare per il pezzo di mappa."

"Che cosa?"

Il commerciante guardò malinconicamente in mezzo a distanza. "C'èra una certa nave che affondò e mi piacerebbe avere la sua polena. Se tu prendessi la polena per me, ti darei la mappa."

Questo sembrava difficile. "Cosa mi puoi dire di questa nave?" domandò Guybrush.

"La nave era un galeone gigantesco chiamato The Mad Monkey. Nessuno sa dove è affondata e perché. Ma, la polena è considerats uno dei pezzi d'arte più favolosi. Ecco perché la voglio. Sono un collezionista di belle arti, come puoi vedere."

"Va bene", disse Guybrush. "Arrivederci." Tornò alla luce del sole. Aveva una specie di presentimento.

Guybrush tornò a bordo della Jolly Rasta e cercò tra le sue cose fino a trovare quello che cercava "Grandi naufragi del nostro secolo." Cercò rapidamente nell'indice, ed era li - The Mad Monkey.

Guybrush seguì il riferimento. In base a questa considerazione, il Mad Monkey affondò a 38N, 88W. Guybrush controllò la mappa di Dread, e riuscì a trovare che il riferimento era in una radura di mare nei pressi dell'isola di Phatt.

Tuttavia, c'era un problema. Quando ha chiamato Dread e gli ha spiegato dove sarebbero dovuti andare, Dread ha scosso la testa. "Questo è il Triangolo Proibito, amico," ha detto. "Non c'è modo di arrivarci."

Guybrush provò un posto nelle vicinanze. Scoprì che quella era la piazza Proibita. Altre zone di mare, scelte a caso, si sono stati rivelate essere il Pentagono Proibito, il Cerchio Proibito, l'Esagono Proibito, e il Trapezio Proibito.

Quando Dread disse che conosceva solo come raggiungere tre isole, non stava scherzando. Sembrava che Guybrush avrebbe dovuto trovare qualche altra nave da noleggiare se voleva andare a prendere quella polena.

Posò il libro tornò sulla terraferma. Era giunto il momento di trovare Elaine, forse lei lo avrebbe potuto aiutare.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 dic 2018, 11:55

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Non appena Guybrush si incamminò verso l'entrata della cittadina, vide due persone in piedi nello spiazzale, che sembravano occupate. La prima era un vecchio minuto e raggrinzito in piedi accanto ad un cannone, sembrava rimbambito. La seconda era una singolare donna pirata, alta, vestita di verde e viola che indossava un cappello da pirata molto grande. Teneva tra le mani un mazzo di volantini e li sventolava, urlando "Crociere! Galeoni affondati! Ultimo giorno prima che io parta per l'isola di Phatt!"

Guybrush le si avvicinò. "Ciao," disse, presentandosi.

"Sono il capitano Kate Capsize." Guybrush ricordò il nome immediatamente - la donna che aveva preso l'ultima goccia del simil-grog del barista nell'isola di Scabb. "Ti va di noleggiare una nave?" continuò.

Questo fu un vero colpo di fortuna. Dalla descrizione del barista, Kate non sembrava il tipo da mettersi paura di dodecaedri ed altre figure geometriche proibite. "Faccio matrimoni, funerali, feste galleggianti, scegli."

"Potrei avere uno di quei volantini?" chiese il nostro.

"Sì, ok." Kate gliene porse uno - era fondamentalmente una grande immagine del suo viso. Il testo sottostante era piccolo e difficile da leggere. "Capsize Charters - Barca con fondo di vetro per escursioni o viaggi speciali"

"Sei la stessa Kate che ha comprato tutto il simil-grog al Bloody Lip?" domandò Guybrush mentre leggeva il foglietto illustrativo.

"Sì, e non ne ho più, quindi non chiedermelo", disse Kate.

Guybrush decise di non farlo. "Sono interessato a noleggiare una nave", disse.

"Grande!" disse Kate con entusiasmo. "Non ci sono molte persone che vogliono noleggiare una barca con il fondo trasparente da queste parti. Presto andrò sull'isola di Phatt a cercare fortuna, ma prima parliamo di grana. La mia tariffa è 6000 pezzi da otto."

Questo era, approssimativamente, trecento volte la tariffa di Dread. "Non pensi che 6000 pezzi da otto sia un po' alto?" domandò Guybrush.

"No, non credo."

"Tutto quello che ho è quattrocento pezzi da otto."

"Penso che te ne debba procurare ancora un po', eh?"

"Sto cercando il tesoro di Big Whoop", spiegò Guybrush. Questo sicuramente la avrebbe interessata.

Apparentemente, lo fece. "Sì?" lei chiese. "Quando ero primo mozzo sulla Limping Limpet siamo andati alla ricerca di Big Whoop. Avevamo sentito che era sepolto in un posto chiamato isola di Blinky. Non abbiamo trovato né l'isola né il tesoro. Il capitano alla fine morì di noia, mentre stavamo attraversando Mare dei relitti galleggianti. Spero tu sia più fortunato".

Sembrava che avesse bisogno di raccogliere più soldi prima di tornare da Kate. Guybrush sospirò, e si avvicinò al vecchio in piedi accanto al cannone. Qualcosa nella giustapposizione spaziale di questi oggetti lo attirava. Per prima cosa, Guybrush si rocordava di una storia in cui c'erano dei cannoni.

Si chiese se era carico.

Il vecchio, vestito vivacemente e allegramente, non si accorse di aver compagnia. "Salve", disse Guybrush.

L'uomo si voltò e infine vide Guybrush, o almeno quando gli occhiali da vista che indossava glielo permisero. Aveva grandi orecchini d'oro e una bandana rossa - quello era ovviamente un vecchio pirata.

Si mise qualcosa all'orecchio sinistro, qualcosa d'oro e di forma tubolare. "Sono spiacente figliuolo, non avevo preso il mio corno", disse in tono di scusa, tenendo saldamente il corno al suo posto. "Potresti ripetere?"

"Ho detto SALVE", disse Guybrush, questa volta in tono più forte. "Mi chiamo Threepwood."

"Oh, salve Threepwood," disse piacevolmente il vecchio pirata. Il suo nome era Augusto DeWaat.

"Cosa stai guardando?"

"Scruto il mare, e quando il battello postale arriva, sparo un colpo con questo cannone. Quella maledetta nave ha tre giorni di ritardo." Augusto non rimase affatto spiazzato dalla domanda di Guybrush. Era stata una giornata troppo lunga e noiosa per mettersi a guardare per le barche, ed era anche carnevale. Ogni tipo di scherzo era accettato.

"Tu non hai un fratello di nome Marty, vero?" domandò pigramente Guybrush.

Augusto scosse la testa. "Ragazzo, l'unico pirata che conosco è Marty Graw!"

"Chi?"

"Martedì grasso! È uno scherzo, ragazzo, uno scherzo. Sei qui per il Carnevale, non è vero?"

"È questo il periodo adatto per il Carnevale?" domandò Guybrush. Certamente non si celebrava in una qualsiasi delle altre isole in cui era stato di recente.

"Figliolo, è sempre carnevale nell'isola di Booty," dichiarò con orgoglio Augusto. "Una volta ero il governatore di questa isola. Ma non ho mai avuto il tempo di venire qui e godermi la festa. Così ho smesso, e ora aspetto il battello postale, che mi ricorda che devo tornare a lavoro."

"In questo caso, no», disse Guybrush. "Sono a caccia di un tesoro."

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 dic 2018, 12:00

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Augusto non riusciva a capire. "Cosa? Faranno un'altra caccia al tesoro quest'anno? Non posso credere che ci stiano riprovando dopo tutti gli infortuni dell'ultima volta."

"Che genere di infortuni?"

Augusto sembrava corretto cupo. "Beh, alcuni sono stati trascinati via ... qualche tomba è stata profanata ... è stato proprio un brutto affare".

"Maledizione, mi hanno tolto tutto il divertimento", disse Guybrush.

«Beh, c'è sempre la festa del Governatore Marley", disse Augusto in aiuto.

"Marley?" disse Guybrush. Era ancora un po' incerto su questo punto. "Divertente, una volta uscivo con un Governatore Marley."

"Oh, certo," dichiarò Augusto sarcastico. "E scommetto che la hai anche aiutata a sconfiggere LeChuck." Agitò il sopracciglio sinistro con fare da cospiratore, permettendo così al suo occhio sinistro di poter vedere meglio (quello di destra era completamente nascosto dalle folte sopracciglia bianche).

"Non ridere", disse Guybrush. «Ho la prova proprio qui, nella mia tas-" Improvvisamente, si ricordò di quello che era successo alla barba di LeChuck. "Uh Oh."

Augusto sorrise cordialmente. "Hey hey, ragazzo, va bene. Il carnevale è il periodo giusto per le fantasie. Ora va a divertirti."

Guybrush decise di accettare il consiglio e terminare la conversazione con una frase amichevole. "Beh, ciao," disse, e cominciò ad addentrarsi nell'isola. Stava camminando vicino a una sorta di tendone, dove c'erano un gruppo di persone in piedi vicine ad una piccola striscia verde, circondata da alti striscioni brillanti, che svolazzavano allegramente nella brezza. Ma in quel momento Guybrush vide qualcosa alla sua sinistra, che lo distrasse per un po'.

Era una grande vetrina di un negozio, con la vernice bianca un po' sfaldata. Ciò che attirò Guybrush era il segno enorme attaccato, con luci rosse e bianche lampeggianti tutt'intorno al bordo.

"Bare usate di Stan", diceva l'insegna.

"Aperto", affermava un segnale verde lampeggiante alla finestra.

Guybrush si chiese se questo era il suo vecchio amico Stan. Forse avrebbe dovuto entrare e salutarlo.

Aprì, ed entrò.

Non ebbe molto tempo per ambientarsi e poter osservare le pile e pile di bare poste nel modo migliore per essere illuminate dall'umida luce, le stelle filanti del Carnevale e i palloncini appesi al soffitto, i segni e i manifesti in cui si leggeva IN VENDITA e 50% OFF!, visto che nel momento in cui entrò un uomo alto con un cappotto grigio ed un enorme sombrero bianco sbucò fuori da dietro il bancone e con un salto fu su di lui.

Era - come Guybrush aveva ormai capito - l'unico e solo Stan.

Stan sembrava essere di buon umore (come, molto spesso, erano i suoi clienti). "COME VA!!" gridò con entusiasmo. "Benvenuti al negozio di Bare usate di Stan!" Aveva ormai raggiunto Guybrush e stava cominciando a comportarsi come era solito fare. "Ci occupiamo dei morti per poco prezzo"

Stan era cambiato poco. Muoveva ancora le mani incessantemente quando parlava, e il suo piede batteva sul pavimento come uno gnomo a caccia dell'oro.

"Cosa stai cercando, figliolo?" chiese a Guybrush, guidandolo verso lo spazio di vendita principale. "Hai bisogno di una cassa per la tua parentela? Vuoi un pacchetto familiare senza spendere molto? Sei fortunato! Guarda tutta questa roba di qualità!" Stan guardò con l'amore del commerciante la sua merce. "Mai toccate prima da un vivente. Molte sono state usate solo per poche ore... Sepoltura prematura, sai, quel genere di cose..

"Beh, parla. O sei morto? In entrambi i casi, sei venuto nel posto giusto." Stan fece una pausa, e Guybrush scoprì di avere il tempo per pensare ad una frase.

"Non eri un venditore di navi usate?" chiese, un po' incerto sul perché Stan non sembrava ricordarsi di lui.

"Beh, sì", disse Stan. "Ma ho deciso di entrare in un business in cui i clienti insoddisfatti hanno minori probabilità di tornare indietro e lamentarsi."

Data la qualità di alcune delle precedenti cose di Stan, Guybrush non poteva che concordare con il fatto che questa sia stata una buona idea.

"Fai funerali?" chiese.

"Certo che facciamo funerali!" disse Stan. "Ma non quei funerali con fazzoletti tetri. Con musica, danze e balli e l'albero della cuccagna. Diamo quel tocco in più al funerale. Eh eh."

"In realtà, io non sono ancora interessato ad una bara," confessò Guybrush. Sarebbe potuto andare oltre, ma Stan lo precedette.

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