[Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 ago 2016, 7:42

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PARTE 1 L'EMBARGO DI LARGO

Arrivato al ponte, Guybrush si fermò per raccogliere qualcosa di utile.

Il ponte si stendeva a venti piedi circa sopra un corso d'acqua di mare tiepida di colore verde e marrone insieme agli scarichi, tra un gruppo di scogli e navi arenate che costituivano il principale tipo di insediamento di Scabb Island. Era come se un uragano avesse affondato una flotta di bucanieri sulla scogliera, e i pirati, quelli che erano sopravvissuti, avevano pensato di rendere il luogo più abitabile. E c'erano riusciti - quasi.

Alcune navi - quelle che non erano spezzate in due ed avevano ancora un pò di navigabilità - galleggiavano nell'acqua pesante ed erano collegate tra loro per mezzo di piattaforme in legno e ponti molto simili a quello sotto i piedi di Guybrush, che era l'unico passaggio verso la terraferma. Altre navi e imbarcazioni simili, stavano addossate sugli scogli una ventina di piedi sopra l'acqua limpida.

Un segnale vicino al ponte, che Guybrush lesse, diceva che quel posto era Woodtick.

Il nostro si accarezzò la tasca, in cui custodiva una fortuna in oro e gioielli. Con quel denaro non avrebbe avuto problemi a prendere una nave; in realtà, molto probabilmente era abbastanza per l'intero viaggio. Avrebbe viaggiato in prima classe per questa caccia al tesoro. Non ci sarebbero stati più lavori part-time al circo! Guybrush si chiese cosa acquistare prima. Poteva solo stare qui e accarezzare i soldi tutto il giorno. Soldi, soldi, soldi. Scrutando ancora una volta nel pericoloso e oscuro percorso di fronte a lui, sorgeva un desiderio per spendere la sua ricchezza con vizi immorali e folli. Guybrush schiacciò quel desiderio, e desiderò che tutte le ragazze che non sarebbero uscite con lui a scuola lo potessero vedere ora!

Il bottino tintinnava mentre camminava, ed era anche un pò pesante, magari era tempo di investire del denaro. Avrebbe potuto ottenere un sacco di soldi, ma tutta quella ricchezza era niente rispetto a ciò che avrebbe avuto una volta che avesse trovato Big Whoop.

Guybrush si avviò sul ponte iniziando ad attraversarlo. Era illuminato dall'alto da una sola lanterna, sufficiente per mostrare le crepe e i fori nelle assi. Ciò nonostante Guybrush non si preoccupò, anche se qualora fosse caduto sarebbe stato soffocato dalle esalazioni provenienti dall'oceano. I pirati non si preoccupavano di queste cose.

Guybrush guardò avanti, e rimase sorpreso nel vedere un piccolo uomo con dei selvaggi capelli neri che gli veniva incontro a grandi passi. Fu fermato a metà strada sul ponte da quell'uomo che indossava pantaloni color verde pulce e una camicia bianca, ed era ovviamente un pirata.

"Dove pensi di ANDARE, mammoletta?" ringhiò l'uomo, in modo torvo verso Guybrush. "Non sei di queste parti, vero? Questo è un ponte con pedaggio. Devi pagare."

Guybrush non si spaventò. Principalmente perché l'uomo era molto più basso di lui, e chiunque fosse più basso era qualcuno di cui, ovviamente, non ci si doveva preoccupare. "E chi mi costringerà a farlo?" replicò, puntando un dito contro l'uomo. "Io sono un pirata. Non pago niente."

L'uomo storse le sopracciglia. "Sei un duro, eh?" Con un movimento delle mani veloce come un lampo, afferrò Guybrush dal suo cappotto, lo sollevò in aria, e lo fece pendere a testa in giù sul lato del ponte, tenendolo dal piede sinistro.

Guybrush agitò in modo disordinato le braccia ed iniziò ad urlare. L'uomo lo dondolava su e giù, in un modo che ricordava stranamente una bustina di tè Lipton.

"Aiuto!" urlò Guybrush. "Polizia!"

"ah ah ah!" rise l'uomo. "Urla pure quanto vuoi! Non c'è polizia sull'isola di Scabb!"

La testa di Guybrush iniziava ad essere investita dai fumi tossici del mare. Inoltre, monete d'oro cominciavano ad uscirgli dalle tasche. "Allora chi bada alla legge e all'ordine?" ansimò.

"Io sono l'unica legge su questa isola!" abbaiò l'uomo. Sollevò nuovamente Guybrush sul ponte, e vide il bagliore dell'oro. "Ehi, sei pieno di soldi!" gridò. "Questa è la mia notte fortunata!"

Guybrush si sentiva girare la testa a causa dell'effetto combinato dell'inalazione dei fumi, dell'afflusso del sangue al cervello, e dello shock adrenalinico, e non era in condizione di resistere all'uomo che lo stava rapidamente derubando.

Dopo aver finito con Guybrush l'uomo si avviò speditamente verso la terraferma, dove si voltò e indicò Guybrush.
"Ricorda..." disse, "ovunque tu vada, per mare o per terra, non ti potrai mai nascondere da Largo LaGrande!", uscì così verso il sentiero a destra.

Guybrush si asciugò un'imponente chiazza di sudore dalla fronte. "Città dura," disse.
"Penso che avrei fatto meglio a prendere quel travel check."

Guardò nuovamente verso Woodtick. Nessuno aveva risposto alle sue grida d'aiuto. Infatti, non poté vedere nessuno che stesse accorrendo. Guybrush si strinse nelle spalle, e si incamminò verso l'altra estremità del ponte.

Il ponte stesso non finiva sulla terraferma. Era invece supportato da due alberi delle navi spezzati e il percorso di doghe in legno proseguiva nel maleodorante corso d'acqua. Una nave enorme, stava a secca sulle rocce aguzze e costituiva la prima dimora sulla sua destra. Guybrush decise di salutare. Prese dal sentiero, si diresse a destra ed entrò nella piccola capanna costruita nello scheletro della nave.

Al suo interno c'era una luce calda e gialla, che veniva dalle lanterne appese vicino al soffitto. C'era un uomo in piedi ad un tavolo, che martellava con calma qualcosa in legno. Intorno a lui sono c'era ogni sorta di utensile in legno. Gambe di legno, sedie, barili, martelli, chiodi - questo era sicuramente un falegname. Il calendario appeso in alto, una rappresentazione osé di una ragazza con una sega circolare, serviva per confermare questa impressione.

"Bel lavoro," disse Guybrush, indicando le gambe di legno appese al soffitto.

Il falegname, il cui nome era, ovviamente, Woody, non tolse gli occhi dal suo lavoro. "Grazie. Le faccio io", disse rapidamente.

Guybrush tossì - avrebbe voluto che il falegname si voltasse in modo da poter intrattenere una conversazione. "Ehm," disse più forte, quando la tosse si rivelò poco efficace.

Il falegname sospirò, posò nuovamente i suoi strumenti dentro la tasca anteriore del suo grembiule, e si rivolse a Guybrush. "Sì?" Disse, con le mani su fianchi (una sua abitudine, non lo fece perché era belligerante).

"Che bel grembiule," si complimentò Guybrush con sarcasmo. "Sei per caso un cuoco?" Per Guybrush l'insulto era diventato uno stile di vita. Non c'era niente come la sensazione che dava una risposta azzeccata.

"No, io sono un falegname", disse Woody.
"Questa è una scusa per vestirci in modo divertente."

Guybrush tossì, e cambiò argomento. "Qual'è il problema di Largo?" chiese, puntando verso fuori.

Quando menzionò Largo un espressione arrabbiata attraversò il volto di Woody. "Mi da proprio sui nervi!" disse con decisione. "Mi piacerebbe inchiodarlo al muro, ma non ho il fegato per farlo." Guardò nella falegnameria. "Con tutti i miei attrezzi, non sono ancora in grado di fare quella cosina che farebbe di quest'isola qualcosa di buono."

"Come, un salone per tatuaggi notturni?""

"No, come una bambola voodoo di Largo LaGrande!"

"Oh." Qualcosa disse a Guybrush che Woody non gli sarebbe stato di grande aiuto. Annuì, e uscì, riprendendo il sentiero principale.

Quell'armosfera aleggiava in profondità nella città, le navi erano abbandonate dappertutto. Guybrush stava per visitarne due delle più grandi - una alla sua destra, che sembrava fatta di metallo Zeppelin, e una che galleggiava a sinistra. Il percorso si biforcava per raggiungerle, arrivando così ad un boccaporto da cui si vedeva il bagliore di una luce.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 ago 2016, 8:07

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Appese all'albero maestro della nave c'erano due insegne. Guybrush andò avanti trotterellando e le osservò. La prima e più grande, diceva che la nave era il Bar Bloody Lip e Grill. La seconda, meno d'effetto, riportava "Si cerca aiuto. Una settimana pagata in anticipo. Chiedere sotto." Guybrush pensò - quello era il modo per lasciare questa isola. Guadagnare soldi! Ci sarebbe potuto volere del tempo e la caccia al tesoro sarebbe potuta iniziare un pò più tardi, ma meglio tardi che mai. Non ci sarebbe stata nessuna possibilità per lui di noleggiare una nave sulla fiducia.

Guybrush andò verso il portello. Una ripida scala non illuminata scendeva sotto. Guybrush si incamminò con molta attenzione.

Arrivato in fondo rimase fermo, lasciando che i suoi occhi si adattassero alla fioca luminosità. Il posto era tranquillo, sicuramente troppo tranquillo per essere un bar. L'unico suono era uno squittìo proveniente dalla sua destra.

Guybrush si voltò dalla ringhiera, vide il Bloody Lip e capì che lo Scumm Bar non avrebbe dovuto preoccuparsi della concorrenza.

Era deserto. Il pavimento era semplice e piuttosto sporco. Anche le travi del soffitto erano macchiate, e sebbene fossero appese molte corde da trasporto e un armamentario di oggetti tipici per le navi così da dare autenticità al luogo, era tutto uno sforzo sprecato.

Ad un angolo della parete c'era un pianoforte. In un altro angolo c'era il bar. Di fronte al bar c'erano quattro sgabelli vuoti. Dietro il bar si poteva vedere il barista, un grosso uomo con un naso simile ad un pomodoro schiacciato. Stava asciugando una tazza con uno strofinaccio inumidito con uno sputo.

Guybrush si avvicinò. "Mi scusi," disse.

Il barista mise giù la tazza e lo guardò. "Sì, ragazzo?"

"Ho visto l'insegna fuori. Di che lavoro si tratta?"

" Oh si," disse il barista. "Dovrei togliere quell'insegna. Ho assunto un nuovo cuoco proprio questa mattina." Guybrush seguì lo sguardo del barista verso la porta dietro di lui, da cui venivano odori insoliti e il rumore di acqua corrente. "Ma se le cose non vanno bene con lui, te lo farò sapere."

Guybrush si guardò intorno nel bar vuoto. Forse un piccolo annuncio sul piano diceva tutto: "Jojo - che appaiono ogni notte. Nessuna carica di copertura." Non aveva mai saputo gestire dei silenzi imbarazzanti. "Come vanno gli affari?" chiese, poggiando le braccia sul bancone del bar.

"È terribile," gemette il barista. "Non viene più nessuno qui. Largo ha terrorizzato tutti i miei clienti abituali. Sai, posso mescolare tutti I drink possibili, fare qualsiasi acrobazia tu possa chiedermi, ma non posso fare l'unica cosa che potrebbe davvero essere utile a quest'isola."

Alle spalle del barista, Guybrush poté vedere una piccola ombra che scendeva le scale. "Cosa?" chiese, impotente, sperando di fermarsi.

"Una bambola voodoo di Largo LaGrande!"

L'ombra aveva raggiunto la parte inferiore della scala ed era arrivata nell'area illuminata. "Ehi tu!" gridò e non era altri che Largo.

"Oh-oh," disse il barista a bassa voce.

Guybrush cercò di non dare dell'occhio, ma Largo non aveva alcun interesse verso di lui, dirigendosi invece verso il bar dove il barista sembrava nervoso.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 ago 2016, 8:08

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"Dammi il solito", disse duramente, il suo mento arrivava quasi al bancone del bar. "E versalo in un vero bicchiere!" Il barista annuì, e rapidamente riempì di grog un bicchiere. Largo prese il bicchiere, trangugiò il grog, e si rivolse verso Guybrush. La sua bocca si mosse stranamente come se masticasse, e poi sputò.

Guybrush si abbassò istintivamente.

Il muco verde volò oltre la sua testa e si spiaccicó su una colonna in legno in un angolo del bar.

Il barista, che era rimasto a guardare la vicenda, fu colto di sorpresa quando Largo lo afferrò improvvisamente per il collo, tirando il suo volto fino all'altezza del bar. "Spicciati, o servirai Bloody Mary per il resto della settimana." Il barista venne, quindi, liberato. "Dal tuo naso."

Il barista aprì la cassa e tirò fuori un grosso sacchetto bianco. Questo era ovviamente successo prima. Largo osservò la dimensione del sacchetto. "Questo è tutto ciò che ho," protestò il barista, consegnandoglielo.

"Beh, ti consiglio di averne di più per domani," lo minacciò Largo, "o è meglio che ti trasferisca altrove. Come, per esempio, in fondo al mare." Ridacchiò, e tornò su per le scale.

Guybrush attese finché Largo fosse lontano abbastanza da non poter sentire." Ragazzo, gli hai appena dato tutto il tuo denaro?" esclamò infine.

"Non intendo parlarne," disse il barista, raccogliendo un altra tazza e cominciando a pulirla (probabilmente questa è la parola sbagliata).

Guybrush sospirò. Un altra possibilità era andata in fumo. Anche se questo barista avrebbe potuto dargli un qualche tipo di lavoro, era in bolletta. "Che bel posticino avete qui", disse, senza preoccuparsi della sincerità. "Beh, arrivederci."

Fuori, Guybrush guardò in giro per Woodtick. Se quel posto avesse mai ospitato una fiorente calca di pirati, quei giorni erano passati da molto tempo. Largo aveva spaventato tutti. E cosa ancora peggiore, Guybrush non credeva di poter vedere una sola nave nei dintorni che fosse stata adatta alla navigazione. Dove poteva affittarla?

La nave Zeppelin di fronte a lui, però, lo incuriosiva ancora. Guybrush si diresse verso il suo piccolo ingresso, chinò la testa ed entrò.

Questo posto aveva abbandonato da molto tempo tutte le pretese di navigabilità. Gli squarci nel soffitto, ad esempio, attraverso cui il cielo della notte splendeva luminoso e il pavimento marcio e crepato sotto i suoi piedi ne erano una testimonianza. A differenza del bar, tuttavia, chiunque vivesse in questo posto aveva almeno sentito parlare di mobili.

In un angolo vicino all'ingresso c'era una piccola stufa a legna. Vicino ad essa, su una piccola sporgenza, c'era un letto ancora più piccolo, con un tavolo anche più piccolo che reggeva una lanterna ancora più piccola. Ricordava a Guybrush una casa delle bambole che aveva - er, una casa delle bambole che sua sorella aveva. Guybrush si chese chi sarebbe potuto stare un quel letto per bambini, poi guardò alla sua destra e lo vide.

C'era un grande tavolo basso in legno. Su di esso c'era un candelabro, e una foto di qualche tipo. E, guardando attentamente oltre l'immagine sotto la fioca luce gialla c'era un ragazzino piccolo con i capelli rossi e un monocolo. Il ragazzino alzò gli occhi, e vide Guybrush. "Salve", disse, prima di tornare al suo lavoro, qualunque cosa fosse. Aveva una strana voce, acuta ma insistente, come se avesse un rivestimento in profondità nella gola. Ciò che colpì Guybrush fu che forse quel ragazzino aveva la sua stessa età.

Guybrush guardò il muro dietro il ragazzino si accorse che era coperto, da cima a fondo, di mappe. "Belle mappe," disse.

"Le ho disegnate io," disse il ragazzino, senza distogliere gli occhi dal suo lavoro. Guybrush si chiedeva perché mai qualcuno dovesse disegnare una mappa.

"Scusami...," disse Guybrush. Era il momento di scoprire se il ragazzino poteva essere d'aiuto.

"Oh sì. Ciao," disse il ragazzino guardandolo. Teneva le mani sul tavolo, e per qualche motivo questa postura ricordava a Guybrush una foca. "Posso aiutarti?"

"Ciao, sono Guybrush, sono il tosto acchiappafantasmi," disse Guybrush a titolo di introduzione.

"Ah-ah," disse il ragazzino. Tornò così al suo lavoro, lasciando Guybrush a meditare sulla stupidità di tale introduzione.

"Er," disse Guybrush, "quello che intendevo dire è, io sono Guybrush. Tu chi sei?"

Il ragazzo lo guardò nuovamente." Wally. Wally B. Feed. Al tuo servizio."

"Ai tuoi e alla tua famiglia," disse Guybrush, che aveva anche letto lo Hobbit. Come dato di fatto, questo Wally sembrava un po' come uno di loro. "Ho qualche domanda riguardo l'isola di Scabb."

" Perché? Pensi di trasferirti qui?"

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 ago 2016, 8:09

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"Veramente, sto cercando di andarmene al più presto", disse Guybrush, sperando che Wally non si sarebbe offeso.

Non si offese. "Buona fortuna!" disse. "Con l'embargo che Largo ha imposto su Scabb, è difficile andare ovunque. E ciò non aiuta certo i miei affari, lasciatelo dire."

"Sai niente di questo Largo?" Al momento, tutto quello che Guybrush sapeva era che Largo aveva tutto il suo denaro.

"È solo un delinquente locale - deruba tutti in città. Nessuno va o viene da Scabb perché Largo fa pagare un sacco di soldi."

"Già. Raccontami tutto.", disse Guybrush in modo simpatico.

Ebbe un'idea. "Dov'è la Villa del Governatore?" chiese. In ogni isola caraibica c'era la residenza di un governatore, occupata da un governatore. Era la legge. Se qualcuno poteva aiutarlo (ovviamente, lui probabilmente non sarebbe stato aiutato), quello era il governatore.

"Non c'è alcun Governatore su Scabb!" esclamò Wally. "Questa è una cooperativa anarchica di pirati, tagliagole, e altri criminali. Un riparo per mascalzoni e ribelli come noi. La sola autorità su questa isola è quel prepotente di Largo".

Sembrò che Guybrush fosse in attesa. "Sto cercando alloggio", disse a Wally.

"Beh, ho sentito che c'è un nuovo chef giù al Bloody Lip", disse Wally. "E lo Swamp Rot Inn è dotato di tutti i comfort del mare. Ma credo che Largo abbia prenotato tutto."

"Grazie per le notizie", disse Guybrush con gratitudine.

"In qualsiasi momento", rispose Wally.

Questo tipo, Wally, non sembrava così male, dopo tutto. Forse serebbe potuto anche essere in grado di aiutarlo con quell'altro suo problema. "Sai qualcosa di Big Whoop?" domandò Guybrush.

Il nome era familiare a Wally, che si guardò a destra e a sinistra furtivamente. "Oh-oh. Chi ti ha mandato qui? Dovrei metterti in guardia: sono armato."

"Non spararmi! Stavo solo chiedendo.", disse Guybrush scusandosi.

"Beh, quella è ​​una domanda pericolosa.", lo rimproverò Wally. "Ho cercato Big Whoop per anni. C'è molta gente che mettrebbe le mani sui miei registri."

Guybrush non riusciva a credere a tanta sfortuna. Qualcuno che era stato alla ricerca Big Whoop per anni! "Dove pensi che sia sepolto?" chiese. "Posso vedere i tuoi registri? Vuoi entrare in squadra?"

Wally fu riluttante. "Veramente, non c'è dentro niente. Non sono riuscito a sapere molto; è un'informazione tosta... Che ne SAI a proposito?"

Guybrush pensò. Ora si trattava di esso, quasi niente affatto. "Io so solo che lo sto cercando, e questo è tutto.", confessò.

«Vuoi dire che non hai mai sentito parlare dei quattro uomini che lo hanno seppellito?"

Guybrush cominciò a svincolarsi e dire: Sì, naturalmente, prima di rendersi conto che si sarebbe potuto comportare onestamente. Ciò sarebbe potuto essere utile. "No, raccontami tutto.", disse invece.

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Wally prese un respiro profondo. "Beh, lo sanno tutti di sicuro che ci fu un naufragio. Il vascello mercantile Elaine affondò durante un terribile temporale."

"Elaine?" pensò Guybrush ad alta voce.

"Solo quattro dell'equipaggio sopravvissero", disse Wally solennemente. "Naufragarono su una remota e deserta isola. Qualcuno dice che il suo nome era "Isola d'Inky", ma io non ci credo."

"Perché non ci credi?" domandò Guybrush. "Avanti. Finisci la storia."

"Perché non c'è nessuna isola con quel nome", disse Wally, con la voce dell'autorità. "Comunque, là è dove probabilmente hanno trovato Big Whoop."

"Ma che cos'è Big Whoop?" domandò Guybrush. Le leggende non erano specifiche sul suo conto. Erano tutti d'accordo sul fatto che Big Whoop conteneva una ricchezza inimmaginabile, ma nessuno era sicuro esattamente di che tipo di ricchezza.

"Qualunque cosa fosse", disse Wally, rivelando che anche lui non lo sapeva, "era così meraviglioso, o così orribile, che non vollero che nessun altro lo trovasse. Così hanno disegnato la mappa dell'isola, e l'hanno divisa in quattro parti tra loro. E ognuno se n'è andato per la sua strada."

"Dove sono loro adesso?" domandò Guybrush.

"Beh, non so neanche i loro nomi", disse Wally. "Andrei io a dare un occhiata alla biblioteca della Città di Phatt, se non fosse per questo stupido Embargo di Largo!"

Guybrush prese nota di visitare la biblioteca della Città di Phatt.

"Certamente, potrebbe essere solo un'antica leggenda", aggiunse Wally. "Ma se potessi solo vedere la mappa di quell'isola, scommetto che potrei riconoscerne la forma e ridisegnarmela da solo."

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 ago 2016, 8:10

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Questo Wally sembrava molto familiare con le mappe. "Che cosa ci fai qui esattamente?" domandò Guybrush.

"Io sono un cartografo."

Guybrush strabuzzò gli occhi sorpreso. "Fai le operazioni a cuore aperto?"

"Oh... no", disse Wally. "Sono una specie di cartografo che fa mappe."

"Oh. Come vanno gli affari?

"È terribile!" esclamò Wally. "Nessuno ha bisogno mappe, visto che nessuno può andare da nessuna parte grazie a Largo."

Che tipo di mappe fai?"

Wally era felice di avere la possibilità di spiegare il suo lavoro. "Ce n'è per tutti i gusti! I miei occhi hanno visto tutto il mondo, e non c'è parte di esso non abbia messo su carta."

"Fare mappe? È tutto ciò che fai?"

"Beh", disse Wally meno entusiasmo, "faccio anche qualche lavoro di restauro. Le incollo assieme, le ricopio, dipingo degli angioletti negli angoli, sai. Roba d'arte a parte."

Guybrush pensò ad un insulto. "Ah! Solo le femminucce usano le mappe."

"Le mappe sono molto, molto importanti", disse Wally con tono grave.

"Non per me. Io non viaggio." Questo non era vero, ma Guybrush era più interessato all'effetto delle sue parole che alla loro validità.

"Questo è anche meglio!" esclamò Wally. "Con le mappe, puoi vedere il mondo intero senza lasciare il tuo soggiorno. E se in realtà volevi uscire di casa..."

"In realtà, io preferisco fermarmi e chiedere indicazioni."

Wally sorrise. «È quello che pensava Magellano. Ah ah ah!" Batté le palpebre a Guybrush. "Mi dispiace. Uno scherzo da Cartografo".

"La longitudine è orizzontale o verticale?" domandò Guybrush. Sembrava essere un po' fuori forma quella sera.

Un sorriso condiscendente apparve sul viso di Wally. "È così divertente quando voi, plebaglia, cercate di capire la geografia. Potrei spiegarvela, ma probabilmente non servirebbe a niente."

Guybrush improvvisamente pensò al tempo, e si rese conto che, mentre era stato a parlare con Wally diversi pianeti si erano scontrati, i viaggi nello spazio erano stati scoperti e gli scimpanzé avevano imparato a volare. "Sai, potrei sedermi e parlare di mappe tutto il giorno", disse, "ma-"

"Hei! Anch'io!"

"-devo andare. Ci vediamo."

"Benissimo", disse Wally. Guybrush se ne andò.

Inspirò ancora una volta l'aria di Woodtick. Qui, alla porta di Wally, il percorso si divideva di nuovo. A sinistra, finiva direttamente nello scafo di una grande nave. A destra, si snodava fino a raggiungere infine un'area di solido terreno, un'alta guglia di roccia su cui poggiavano i resti di un'altra nave pirata. Guybrush poteva vedere della gente lassù.

Andò a sinistra. Questo sembrava lo Swamp Rot Inn. Forse ci sarebbe potuta essere una stanza libera.

L'ingresso all'Inn era ampio e pulito, e prometteva bene. Tuttavia, una volta all'interno Guybrush si trovò a dover scendere una serie di scalini poco profondi, che portavano ad un atrio deserto e poco illuminato. Il pavimento era spoglio tranne per un tappeto verde ai suoi piedi. Sul lato opposto erano state disposte delle sedie viola e un tavolino, ma non erano coordonati ed erano vuoti. Inoltre, la nave non era ben livellata, di modo che gli alberi principali che correvano attraverso l'atrio erano inclinati leggermente verso sinistra.

Legato a uno dei piloni c'era un pericoloso coccodrillo verde dall'aspetto minuto. Guybrush era contento di vedere che il nodo era molto sicuro.

Nascosto dall'altro montante, in un angolo c'era l'oste. Sembrava essere occupato con dei lavori d'ufficio. Non volendo disturbarlo, Guybrush guardò il registro degli ospiti. "Hmmm... solo un ospite", pensò.

L'oste lo sentì. "Già, ma quel dannato Largo mangia per trenta."

A Guybrush parve di avere la sua attenzione. "Mi scusi, vorrei una stanza per favore", chiese.

L'oste scosse la testa. "Spiacente, ne abbiamo solo una ed è occupata." Indicò le scale alla sua sinistra, che portavano ad una piccola alcova. Guybrush guardò in quella direzione e vide una piccola porta. "Mi dispiace", disse l'oste.

Non c'era nulla che potesse fare qui. Guybrush uscì e prese il sentiero a destra. Questo saliva ripido e in poco tempo Guybrush si trovò di nuovo in piedi su un terreno solido. Un terreno solido, naturalmente, è un termine relativo. In questo scoglio, non si sentiva del tutto al sicuro.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 18 ago 2016, 15:55

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C'era della gente qui, come aveva supposto. In alto, alla sua sinistra, tre pirati dormivano su una sporgenza ancora più precaria di quella in cui lui si trovava attualmente - era più stretta, più alta, e pericolosamente inclinata. Quei pirati sembravano stranamente familiari.

Alla sua destra si trovava uno strano pirata che indossava degli spessi occhiali, ritto sull'attenti dietro un bancone. E di fronte, le viscere della nave erano state messe a nudo. Si era rotta a metà, nella tremenda tempesta che la scagliò sul pianoro di pietra, e ora capanne e tettoie erano state erette nello spazio scoperto tra la prua e la poppa. Le lanterne stavano appese dai resti frantumati degli alberi. E, cosa ancor più strana, stendibiancheria erano appesi tra gli alberi della nave, appesantiti dai vestiti gocciolanti.

C'era un cartello sul palo più vicino lo strano uomo, che aveva un cappello nero con una X sopra e quindi era, sicuramente, un pirata. "Non siamo responsabili per le macchie lasciate sui capi di abbigliamento." Un'altro diceva "Non siamo responsabili della perdita di bottoni e ganci." Guybrush capì che questa era la lavanderia di Woodtick, e che il pirata era il ragazzo di lavanderia.

La qual cosa lo rendeva completamente inutile. Guybrush si dimenticò di lui e ancora una volta guardò i pirati alla sua sinistra. Sembravano davvero familiari. Discusse tra se e se ancora un momento, poi in punta di piedi si avviò sulla stretta sporgenza al di sotto dei pirati. I loro piedi penzolavano appena sopra la sua testa. Fu immediatamente consapevole dello spazio vuoto dietro di lui.

Allungò il collo in l'alto per parlare con i pirati, e la sensazione di vertigine aumentò. Arrivò una folata di vento e lo tirò lateralmente.

Guybrush deglutì, e fece un respiro profondo. "SVEGLIA!" urlò.

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Ciò ebbe un effetto immediato sui pirati. Il pirata più vicino, un uomo alto che indossava una camicia nera, un cappello nero a tre punte e una gamba di legno, sbadigliò e allungò il braccio. Il pirata centrale, grasso e stupido, aprì gli occhi e battè le palpebre come una gazza. Il pirata a sinistra, quello più vicino al bordo, aprì semplicemente gli occhi e fissò Guybrush. Sembrava il più calmo dei tre - Non portava scarpe, né calze, aveva un'elegante fascia rossa, ed era seduto con disinvoltura a pochi centimetri da una caduta che avrebbe potuto ucciderlo.

Guybrush aveva finalmente messo a fuoco i pirati. Lui li conosceva, molto bene, da Melee Island. Avevano provato ad avviare un circo. Lungo la strada avevano cercato di vendergli il verbale della riunione del municipio, sostenendo che fosse una mappa.

Il pirata più vicino a Guybrush, il suo nome era Frank, fu il primo a parlare. "Cosa c'è?" chiese assonnato.

Guybrush si accorse che un topo correva intorno alla sporgenza su cui camminava. Questo non aiutò molto la sua compostezza. "È da molto che non ci vediamo", disse ai pirati.

Si guardarono l'un l'altro. «Ti conosciamo?" disse Frank.

"Sono Guybrush Threepwood, un temibile pirata."

"Meglio per te", disse Frank.

"Veramente no-"

"Perché ci hai svegliati, Guybrush?"

Il ratto tornò di corsa lungo la sporgenza e scomparve dietro l'angolo. "È il vostro topo?" domandò Guybrush.

"Sì", disse il pirata con la fascia rossa. Guybrush non conosceva il suo nome. "Noi lo chiamiamo 'Muenster mostro' a causa della sua passione insaziabile per il formaggio." Il pirata di mezzo, che aveva abbastanza spazio per due, guardava a destra e a sinistra furtivamente. Non aveva mai parlato con Guybrush prima, e non sembrava aver intensione di cominciare ora.

"Cosa state facendo lassù?" domandò Guybrush. Dopo tutto, potevano almeno dormire per terra.

"Ci stiamo esibendo."

"È vero," fu d'accordo Frank. "Esibire".

"Ecco cosa facciamo per vivere ora."

Eh? pensò Guybrush. Il pirata centrale si era rimesso a dormire.

Frank prese la parola. "Vedi, dopo il fallimento del nostro circo, abbiamo dato inizio ad un catering per pirati sull'isola di Phatt."

"'La colazione al saccheggio'. Era a scopo di lucro."

"Perché non siete più in affari?" domandò Guybrush, che non era sicuro di quello che questo aveva a che fare con l'esibizione, ma era sicuro che ci sarebbero arrivati alla fine.

"Il Governatore dell 'isola ci ha fatto un'offerta che, ehm..." - qui Frank si fermò e guardò i suoi compagni pirati per il supporto - "...non potevamo rifiutare. Così gli abbiamo venduto l'affare."

"Cosa ne avete fatto dei soldi?"

"Abbiamo nascosto il denaro in una di quelle navi col fondo di vetro".

Frank annuì. "Volevamo portare i passeggeri in viaggio di piacere..."

"...e, nel nostro tempo libero, cercare un posto chiamato L'isola di Drinky."

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da Blackmonkey » 30 ago 2016, 22:51

Un breve aggiornamento per confermare che il controllo finale sulla prima parte delle memorie di Guybrush Threepwood sta procedendo, anche se più lentamente che in precedenza (le mie vacanze sono finite).

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 30 ago 2016, 23:22

Ok.
sempre in gambissima.
grazie

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da utdefault » 30 ago 2016, 23:25

Splendido risultato, quello che state realizzando! :023:
Non si vede l'ora di veder completati tutti i capitoli del genere della raccolta,
così da avere un Tomo delle Novellizzazioni con tanto, se sarà possibile, di cover. :181:
(anche se per i tocchi di verniciatura e colori ci vorrà un Grande Cinghiale!). ;D

In proposito di eventuali altri nuovi capitoli...
con la traduzione attuale di MonkeyII.txt si è alla 5°, tra trascrizioni e traduzioni, come numero di Novellizzazioni.
Quanti saranno i nuovi capitoli, sempre novellizzati, in tema di MI come rimanenti ancora da tradurre?
( È una curiosità da Fan per capire la collezione totale di quante Novellizzazioni sarà composta? ). :045:

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da Blackmonkey » 14 set 2016, 23:21

Sono quasi arrivato alla fine. Per l'inizio di settimana prossima conto di concludere la revisione di MI1.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 15 set 2016, 6:16

Ottimo.
scusate, ma al momento sono un po' bloccato da impegni e non sto traducendo.
Riprenderò quanto prima.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da utdefault » 15 set 2016, 17:13

@Turok
Per i tempi... a chi lo dici?! Ohibò! :119:
Massima solidarietà, in proposito. :023:

p.s.:
al tuo ritorno mostra quella la tua possente orma... nota come la leggendaria... impronta di Turok! :042:

p.p.s.:
Complimenti anche al Primo Barone, Blackmonkey!
Quale buon Capitano di Ciurmaglia conduce sempre la Flotta nella rotta maestra per giungere nelle terre ricche di forzieri in cui poter fare grandi razzie. :038:

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da Blackmonkey » 16 set 2016, 23:37

Ed ecco finalmente la traduzione della novellizzazione di The Secret of Monkey Island!

Ora aggiungo il link anche nel primo post.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da utdefault » 16 set 2016, 23:46

Complimenti a Tutti! :023:

p.s.:
ci mancherà solo la nota copertina - alla fine dei progetti - dove in proposito in vista del ritorno di un altro Grafico sul forum... non vi entusiasma la possibilità di vedere realizzata una cover che racchiuda tutte le Novelizzazioni?! :007:

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da Blackmonkey » 16 set 2016, 23:47

Non sarebbe male. Ora creo anche la scheda in Traduzioni completate.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 5 ott 2018, 23:22

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"Ragazzi, se ci volevamo mai arrivare!" esclamò Frank.

Scommetterei che l'hanno fatto, pensò Guybrush, prima di rendersi conto che Drinky Island somigliava un po' a Inky Island.

Il pirata basso sulla sua sinistra continuò. "A parte l'ovvia ragione, abbiamo saputo che Drinky era infatti l'ultima dimora del leggendario tesoro di Big Whoop!"

Guybrush fissò i pirati. "Big Whoop? Ma lo sto cercando, anch'io! Ehm, avete trovato qualcosa?"

"Beh, spero che tu abbia più fortuna di noi.", disse il pirata basso.

«Vede, abbiamo preso una fregatura con la barca", disse Frank.

"Sembra che il negoziante non avesse nessun vetro per la parte inferiore, così vi ha lasciato un buco."

"Quando ce ne siamo accorti, stavamo già imbarcando acqua."

"Siamo rimasti intrappolati su un'isola deserta."

L'eccitazione di Guybrush era scemata. Probabilmente non si erano mai nemmeno avvicinati, proprio come sembravano molto lontani dallo spiegare qualcosa riguardo alla loro esibizione. "Quanto dura ancora questa storia?" chiese stancamente. "Penso che sia passata l'ora per andare a dormire."

"Abbiamo incontrato un filosofo sull'isola", disse Frank, "che ci ha detto qualcosa che ha cambiato le nostre vite."

"Che dovreste annoiare a morte i passanti con lunghe storie?"

Frank ignorò il commento. "Ci ha detto che tutto il mondo è un palcoscenico, e che ci sono solo i giocatori. Quindi, siamo diventati artisti esibizionisti. Nel nostro lavoro attuale, ritraiamo la risposta dell'uomo alle tematiche ambientali globali di un mondo che cambia".

"Come mai vi state esibendo sul cornicione?" domandò Guybrush, tornando alla questione originale.

"Ah...", disse Frank, pensando, "per mostrare la natura precaria della situazione. Tanto per dire."

"Giusto, giusto," concordò il pirata basso.

«Credo che tu stia trascurando il potenziale simbolismo guadagnato per il tuo attaccamento alla terra," sottolineò Guybrush.

"Hmm...", disse Frank.

"Ma..."

"Va bene, ci hai convinti", ammise Frank. "Veramente siamo qui su perché, beh..." Non voleva dirlo.

Il pirata basso finì la frase per lui. "Abbiamo paura di scendere".

La loro paura sconcertò completamente Guybrush "Cosa?" chiese incredulo. La gente aveva paura delle altezze, non temeva le profondità.

"Qual'è la parola, Frank?" chiese il pirata basso.

"Hmm... Ahhh..." mormorò Frank, pensando intensamente.

"Terrafermafobia?" suggerì Guybrush.

"È l'opposto dell'acrofobia", disse Frank. "Qualcosa come 'Orcafobia'."

"Mi suona come 'lavorofobia'", pensò Guybrush.

"Di ciò che ti pare, noi non scendiamo", disse il pirata basso.

"Va bene", disse così Guybrush. Non gli importa molto se fossero scesi o no. "Cosa ti è successo alla gamba?" chiese a Frank.

Frank guardò l'appendice di legno dove c'era una volta la gamba destra. "È successo durante l'esibizione," disse, facendo una smorfia al ricordo.

"Quando ha perso la gamba", continuò il pirata basso, "Frank ha brillantemente dimostrato l'inseparabilità del percorso del cammino dell'uomo dalla catena alimentare."

"Il simbolismo del formaggio è stato essenziale", disse Frank. Guardò di nuovo la gamba, andando oltre con le dita. "Sai, questa gamba mi sembra un po' sbiadita. Mi prenderesti del lucido dal falegname e la lustreresti per me?"

"Dovrai darmi i soldi per il lucido", disse Guybrush.

"OK", fu d'accordo Frank. Prese un pezzo da otto dalla tasca, si chinò verso il basso, e lo lasciò cadere nel palmo della mano in attesa di Guybrush.

Guybrush intascato il denaro. "Ci vediamo più tardi", disse, e tornò di nuovo su un terreno più solido. Avrebbe potuto chiedere di un impiego, o di Largo, o dove si poteva noleggiare una nave, ma non a queste persone. Appena se ne andò si addormentarono di nuovo.

Guybrush si aggirò per Woodtick disgustato, e riprese la via da cui era venuto. Nessuno poteva offrirgli uno straccio di aiuto. Tutti erano spaventati da Largo. Si facevano chiamare pirati! Guybrush sbuffò. Aveva una sola moneta d'oro, ma non sembrava che avesse potuto ottenerne altre. Non aveva soldi, né nave (non sapeva nemmeno se ci fosse una nave), e Largo era comunque sul suo cammino.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 5 ott 2018, 23:22

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Raggiunse il lato opposto del ponte, dove il cartello diceva "Benvenuti a Woodtick - Nun se fà la caccia ar tesoro". Era stato indicato in un modo insolito, attaccando una pala al cartello e disegnandovi un cerchio rosso di divieto tutt'attorno. Guybrush tirò la pala. Era una pala "economica" - per far parte del bilancio di un cacciatore di tesori"

Venne subito via nelle sue mani. Guybrush guardò i suoi angoli, afflitto. Forse sarebbe stato costretto a cacciare il tesoro in questa gobba secca di un'isola.

C'era solo un posto dove poteva andare. Guybrush si strinse nelle spalle, e prese il percorso di ritorno alla spiaggia.

Bart e Fink erano ancora lì - non avevano mosso un dito. Guybrush si sedette sul tronco vuoto e cercò di non guardarli troppo imbarazzato.

"Hey sei tornato", disse Fink.

"Vi ho mai parlato della volta che presi a calci LeChuck?" disse Guybrush speranzoso.

"Guarda, Guybrush...", disse Fink, "A parte il fatto che tutti noi preferiremmo morire piuttosto che sentire di nuovo quella storia, c'è un altro motivo per cui non dovresti andare a raccontare quella storia in giro."

"Largo LaGrande è tornato su Scabb Island", affermò Bart a bassa voce.

"Non dirlo a me", disse Guybrush.

"Una volta era il braccio destro di LeChuck", continuò Bart. "Ti consigliamo di non aver Largo come nemico."

Il nostro gli avrebbe risposto qualcosa del tipo - perché hanno tutti paura di questo piccolo pirata dai capelli neri? ma Guybrush chiese subito "Parlatemi di questo Largo".

"È un tagliagole!" disse Fink con disprezzo.

"È una persona subdola ed astuta!" concordò Bart.

"Allora perché non lo cacciate dall'isola?" domandò Guybrush.

"Beh, noi vorremmo", disse Fink, un po' a disagio.

"Ma sai, lui era molto vicino a LeChuck", disse Bart.

"Ma LeChuck se n'è andato per sempre!" esclamò Guybrush.

"Ho sentito che non hanno mai trovato il corpo!" commentò Bart.

"Wuesto perché l'ho fatto saltare in mille pezzi!" disse Guybrush. "Ti ricordi? Avevo la birra di radice e LeChuck-"

"Oh no, Basta con questa storia!" disse Fink, al che la discussione fu conclusa.

"Come vanno gli affari dei pirati?" domandò Guybrush.

Bart sembrava disgustato. "Orribili."

"L'embargo ha costretto noi pirati a terra", spiegò Fink. Bevve un sorso di grog. "Non possiamo fare affari."

"Alcuni di noi hanno provato a pirateggiare sulla terraferma, ma non è ls stessa cosa", disse Bart tristemente.

Questa era la terza volta che Guybrush sentiva dell'embargo. "Cos'è questa storia dell'embargo?" chiese.

"L'embargo di Largo!" disse Fink - a quanto pare, aveva anche un nome.

"Beh, non è proprio un embargo", ammise Bart. "È una tassa per le navi che partono e arrivano."

"Ma è una tassa SALATA che nessun capitano su quest'isola può permettersi."

"Compreso Dread", disse così Bart.

Fink strizzò gli occhi a Guybrush, e mandò giù altro grog. «Quello stupido Largo semplicemente non sa quando smettere. Pretende da noi più di quel che abbiamo!" Sputò nel fuoco, che crepitava e poi si calmò.

Guybrush non aveva intenzione di mollare così facilmente. "Avete nessuna idea di dove potrei noleggiare una nave?" chiese.

«Dovrai andare nella parte più remota dell'isola", disse Fink. "E lì incontrerai un uomo di nome... Capitano Dread!"

"Yikes!" detto Guybrush. "Sembra intimidatorio".

"Non proprio," dichiarò Bart. "Una volta che arrivi a conoscerlo".

"Naturalmente," sospirò Fink "non può portarti da nessuna parte finché Largo non toglie il suo embargo."

Guybrush sorrise. Così, il capitano Dread, ovviamente, non era molto pericoloso. C'era solo un altra cosa da fare, dopodiché sarebbe stato di nuovo a caccia.

"C'è qualche praticante voodoo sull'isola?" chiese.

"Che cosa?" ha detto Fink.

Guy aveva sentito uno dei residenti di Woodtick parlare sul fatto di fare una bambola voodoo di Largo. E così Guybrush, che non aveva mai fatto una bambola voodoo nella sua vita, fece la sua prima esperienza nel campo della magia nera. E una cosa che aveva notato era che la magia voodoo tendeva ad essere molto efficace.

"C'è la Casa Internazionale di Mojo", disse Bart. "È nella palude sul lato est dell'isola."

Guybrush si alzò. "Beh, ci vediamo dopo, ragazzi."

Bart guardò Fink. "Questo mi ricorda - Sono avanzati dei wurstel?"

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 5 ott 2018, 23:23

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Guybrush si allontanò. La spiaggia qui era tranquilla e appartata. Anche il mare si infrangeva su numerose rocce e spuntoni e, quando finalmente raggiungeva la riva era troppo lento per infastidire con tutte quelle sciocche onde noiose. Probabilmente questa una volta doveva essere la destinazione turistica preferita, prima che Largo si fosse presentato. La traccia più visibile di ciò era una piccola baracca circolare costruita su uno sperone roccioso in mare e raggiungibile solo da una piccola lingua di sabbia. Era la Baracca dei Wurstel a Vapore di Rapp Scallion, dove un tempo i wurstel a vapore erano stati cucinati su un barile. Ma ora non più.

Mentre andava via, Guybrush notò un bastoncino per terra sotto una gruppo di calme querce. Ciò attirò la sua attenzione - qualcosa circa la lunghezza e lo spessore di quella bacchetta era intrigante. La raccolse, e si accorse che sarebbe stata un ottimo bastone da passeggio. La cosa giusta per affrontare l'aspra zona interna dell'isola di Scabb.

Guybrush prese a camminare.

Scabb era un isola piccola, ma pericolosa. Guybrush avrebbe potuto camminare dritto lungo la spiaggia, da qui, sul lato nord fino a raggiungere la palude ad est. Ma la strada era troppo sconnessa, c'erano scogliere e, in generale il modo più sicuro sarebbe stato quello di prendere la via che passava dall'interno.

L'interno dell'isola di Scabb era, per lo più, pianeggiante. C'era solo una vera e propria montagna, e da essa scorreva l'unico fiume. Correva direttamente ad est dal monte, curvava nel centro dell'isola, fino a quando sfociava in un delta nella palude orientale. Guybrush qui si aspettava di trovare la Casa Internazionale di Mojo.

Si incamminò verso sud. Ben presto riuscì a trovare un percorso che andava verso est, come lui desiderava. Lo seguì e dopo una scarpinata di dieci minuti si trovò ai margini di una vasta, puzzolente, latrina verde. Gli alberi, contorti e scuri, erano cresciuti nella palude, oscurandone la visione della parte interna. Banchi di nebbia, provenienti da qualche parte nella profondità sconosciuta nella palude, si intricavano attorno ai loro rami. Il nostro però colse folate di aria calda, e sentì dei rumori confusi.

Fortunatamente per Guybrush, un cartello sul bordo della palude gli disse che aveva raggiunto la sua destinazione: "La Casa Internazionale di Mojo" vicino al cartello, galleggiante sull'acqua verde, c'era una bara e, al suo interno un remo...

"Lugubre, ma sembra che tenga il mare", disse Guybrush, ed entrò nella bara. Rullò un po' nell'acqua densa, ma non eccessivamente, e si affondò appena. Guybrush afferrò il remo e iniziò a remare.

Il suo procedere lo portò direttamente nella parte più folta della vegetazione. Il procedere fu lento, e Guybrush ebbe tutto il tempo di guardarsi intorno nell'acqua stagnante, la sporcizia verde, il fogliame marcio e il modo in cui le radici degli alberi si diramavano sopra l'acqua, come le mangrovie.

A questo punto stava passando sotto degli umidi rami marci. La luce era quasi del tutto scomparsa. Dei flebili punti di luce gli ruotavano intorno, e quando una coppia volò giù e gli piombò addosso Guybrush si rese conto che erano pipistrelli. Alzò la pala per difendersi, e improvvisamente la palude si riempì di un stridio frenetico e da un battere di ali.

Guybrush chinò la testa continuando a remare in modo difficoltoso. Guardò avanti e si rese conto che poteva vedere il bagliore di una luce verde in lontananza.

Scostò un ciuffo scuro informe di cespugli e la vide.

La luce proveniva da alcune torce, spuntoni bagnati di legno che erano stati fissati nella palude e ora bruciavano con una fiamma verde. Ce n'erano quattro che servivano da indicatori lungo il corso d'acqua che portava alla Casa Internazionale di Mojo.

Non c'erano pipistrelli qui, anche se Guybrush poteva ancora sentirli dietro di lui - la luce doveva spaventarli. O era quello, o la dimora che ora vedeva.

Sospesa sopra l'acqua, al di là delle torce verdi, c'era una grande baracca di legno, a forma di testa. I suoi occhi erano timoni di navi. Per naso aveva una cavità aperta, da cui fuoriusciva una luce gialla. I suoi denti erano sporchi e inclinati. Non aveva mascella inferiore, lasciando così uno spazio di circa sei piedi tra il tetto della bocca e la palude.

Guybrush provò a sborciare nella sua gola per vedere cosa ci fosse più in là, ma non riuscì a superare l'oscurità. Riprese a remare.

La bara passò sotto il muso della capanna, e fu avvolta da entrambi i lati dai tronchi piegati e deformati che sostenevano la struttura. Presto la bara passò completamente all'interno della capanna. Non riusciva ancora a vedere cosa c'era più avanti. Per quanto ne sapeva il passaggio si sarebbe ristretto, il che avrebbe reso le cose più difficili.

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 5 ott 2018, 23:24

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L'acqua calma della palude prese a scorrere sotto la bara. Guybrush abbassò lo sguardo e vide che si allontanava in tutte le direzioni, come se si trovasse su una fontana secca. Il nostro sentì un tonfo.

La bara fu sollevata al di fuori dell'acqua di palude verso il palato della bocca. Ora, mentre Guybrush alzava gli occhi, vide che in realtà non c'era un palato, ma soltanto un'apertura circolare. La bara, poggiata su una solida struttura tondeggiante in legno, si stava dirigendo attraverso l'apertura.

La mascella inferiore della testa si chiuse.

Guybrush si guardò intorno, si alzò e uscì dalla bara. Si trovava in una piccola stanza, debolmente illuminata dalla luce di una candela, e la prima cosa che notò fu la puzza, in parte di spezie marce, in parte di pollo a scotto. Si guardò intorno e vide due vecchi, enormi scaffali che lottavano sotto il peso di più barattoli e bottiglie di quanti lui riuscisse a contare. Le bottiglie, che occupavano, da sole, un intero scaffale, erano privie di etichette. In ogni caso, Guybrush non era sicuro di voler conoscere i loro coloriti, viscidi contenuti.

Il secondo scaffale era più interessante. Nella parte superiore, le edizioni limitate della collana "Voodoo trimestrale." Occupavano un sacco di spazio. Nella parte inferiore, dei barattoli etichettati. Guybrush ne prese uno - "TENDER-TOUCH in polvere per pirati™", lesse. "Previene CEPPO SFREGAMENTI e cura le eruzioni cutanee." Vicino a questo, un altro vasetto, questo indicato come "GOLDEN TONGUE™ - Il di trattamento cinque giorni che consente di parlare con le donne" Guardò più in alto. "EAU D'MOJO - l'aroma mistico di Voodoo catturato in un delizioso pot-pourri." Altrove, trovò sverminatori di gatti, zampe di lucertola, cera di pipistrello, e Polvere di Vita™.

Il suo sguardo fu catturato da un lieve bagliore verde alla sua sinistra e, improvvisamente Guybrush si rese conto che stava guardando fuori dagli occhi della testa. Il naso era un varco triangolare all'altezza delle sue ginocchia. Si trovava nell'area in cui doveva esserci il cervello.

C'era un tavolino sotto l'occhio destro. Su di esso c'erano due teschi (modelli di visualizzazione) e una lunga cordicella sottile - un laccio per yo-yo, come scoprì presto. Guybrush prese la stringa, se non altro perché sapeva che sarebbe potuta essere utile in futuro.

Ma era giunto il momento di incontrare il padrone di casa. Al lato opposto di questa piccola anticamera, di fronte agli occhi, erano state appese due spesse tende di color viola. Guybrush si infilò nel piccolo spazio tra di esse, e lei era lì.

Lei era seduta su una alta sedia ornata, con la parte posteriore modellata per assomigliare ad un cobra. Delle lanterne verdi erano accese da entrambi i lati. Dietro la sedia, un enorme lenzuolo verde avvolgeva a tutta altezza il fondo, ed entrambe le pareti adiacenti. L'effetto complessivo fu come di entrare in una grande tenda.

La stanza era piena di grandi barattoli contenenti quelli che sembravano girini, e vari grafici anatomici. Ma il maggior interesse per Guybrush era la vecchia signora voodoo, che sedeva di fronte a lui a piedi nudi, con indosso un vestito a strisce rosse e verdi, una larga camicetta bianca e un turbante verde. Sembrava che lo stesse aspettando.

"Guybrush Threepwood," iniziò. "È passato molto tempo dall'ultima volta che mi sei venuto a trovare."

xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Non era mai stato in quella baracca nella sua vita. "Ci siamo conosciuti da qualche parte?" chiese, grattandosi la testa.

La signora voodoo annuì. «Ah, spesso ci dimentichiamo coloro che ci aiutano di più."

"Davvero?"

"Fui io a dirti come sbrigartela con LeChuck", disse la signora voodoo. "Ti dissi dove trovare l'antiradice voodoo, e come tramutarla in una potente pozione dissolvi-fantasma di cui avevi bisogno."

"Oh già. Ora ricordo", disse Guybrush. Stava cominciando a ricordare la signora voodoo su Melee Island, che lo aveva aiutato a scoprire il suo obiettivo. Ma lei non gli aveva detto come ... non erano stati i cannibali che ... Guybrush lasciò perdere. Era successo molto tempo prima, ed era troppo difficile da ricordare. Ma ciò gli fece ricordare di chiederle informazioni la sua fortuna.

"Vorrei farmi leggere la mano", disse Guybrush.

La signora voodoo allungò lo sguardo in mezzo alla stanza e cominciò a parlare, le sue parole suonavano più come recitate. "Vedo una cammino difficile per te, Guybrush. Le cose non sono state facili per te da quando hai sconfitto LeChuck, vero? La gente voleva solo più. Hai dovuto dar prova di te stesso di continuo. La pressione è aumentata finché hai perso la tua fama, la tua fortuna e l'amore".

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Re: [Traduzioni] Le memorie di Guybrush Threepwood

Messaggio da turok » 5 ott 2018, 23:24

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Guybrush era un po' allarmato dalle sue sinistre previsioni. Come faceva a sapere di Elaine? "OK, ora basta", disse, in realtà non voleva sentire altro. Se la signora voodoo avrebbe continuato in quel modo, le cose sarebbero solo peggiorate. "Come vanno gli affari?" chiese per fare conversazione. Pensò che quello fosse un buon modo per cambiare argomento. Le persone amavano parlare di loro stesse.

La signora voodoo non faceva eccezione. "Molto bene", disse soddisfatta. "Molti incantesimi questa settimana. Ho salvato molta gente dal malocchio. Ho fatto un sacco di pezzi da otto, sebbene Largo ne abbia presi la maggior parte."

"Parlami di questo Largo", disse Guybrush.

"È un piccolo e debole uomo che domina tutta quest'isola", disse allora la signora voodoo.

<<E sembra che abbia problemi a farsi degli amici>>, pensò Guybrush.

"Molta gente lo teme solo perché una volta era il braccio destro di LeChuck."

A questo punto Guybrush non poté più trattenersi. LeChuck non era più in vita, e allora come mai tutti avevano ancora paura di lui? "Ma LeChuck è storia. Me ne sono sbarazzato personalmente."

"Un vero diavolo non può mai essere annientato completamente", disse la signora voodoo con un tono che faceva presagire sventura. "Vedrai."

"Ma perché non fai un incantesimo su Largo?"

La signora voodoo sospirò per la frustrazione. "Ho tentato. La mia magia più potente viene dalle bambole voodoo. Per fare la bambola più efficace ho bisogno di alcuni articoli personali di Largo, e nessuno è abbastanza coraggioso da andare a prenderli per me."

"Di quali ingredienti hai bisogno per la bambola?" domandò Guybrush, che non si sarebbe mai voluto avvicinare a Largo se ciò fosse stato possibile.

"Vuoi aiutarmi a farne una?"

"Oh, forse."

"Per farla funzionare, devi portarmi qualche oggetto personale della vittima. Uno per ciascuno dei quattro basilari gruppi voodoo. Qualcosa del Tessuto, qualcosa della Testa, qualcosa del Corpo, e qualcosa del Morto"

"Ehi, fa quasi rima!" esclamò Guybrush.

"Per il Tessuto, ho bisogno di un pezzo di indumento di Largo", disse la signora voodoo. "E per la Testa un ciuffo di capelli andrà bene. Portami un campione di liquido del suo corpo,"

Quella, pensò Guybrush, sarebbe stata una cosa difficile.

"e dei suoi parenti morti dovrai portarmi i resti di un cadavere. Ecco, prendi questa lista."

La signora voodo voltandosi, si abbassò fino al pavimento e raccolse un pezzo di carta. Lo porse, così, a Guybrush.

«Grazie» disse Guybrush.

"Ora, vai!" comandò la signora voodoo. Guybrush lo fece, sfiorando le tende e tornando alla bara. Mentre si sedeva, il suo peso feve scendere nuovamente il piano.

Cinque minuti dopo, era in piedi sulla riva della palude, e si avviava di buon passo verso sud. Aveva già un'idea per uno degli ingredienti.

Scabb Island, ovviamente, aveva un cimitero. Ma, a differenza della maggior parte delle isole in cui il cimitero, anche se non in una zona centrale, si trovava perlomeno nella zona prossima al centro, il cimitero di Scabb Island era stato situato su un promontorio ventoso e solitario all'angolo sud-orientale dell'isola, il posto più isolato possibile da tutti gli altri.

Tuttavia, Guybrush fu in grado di trovare il modo per raggiungerlo. Non più di cinque minuti più tardi si trovava al cimitero, una vasta zona con un recinto, distante dalla zona centrale dell'isola. Entrando attraversò l'arco d'apertura.

In prossimità dell'ingresso, c'erano diverse piccole tombe. Una, però, era isolata a sinistra, dal lato del mare. Guybrush si avvicinò, e capì che il motivo era che si trattava di una tomba in quarantena - gli occupanti erano deceduti per FEBBRE DA LINGUA VERDE.

Si guardò intorno. Non aveva idea di dove poteva trovare un consanguineo di Largo. Sembrava proprio che avrebbe dovuto controllare ogni tomba.

Nella tomba più vicina all'ingresso c'era scritto "I RICKETT - Non oltrepassare".

Accanto ad essa c'era una cripta, con una curiosa iscrizione: "Le cripte toste di Stan™ - un posto dove spendere l'Eternità, non una Fortuna." Guybrush aveva conosciuto uno Stan che era stato nel business delle navi. Sarebbe potuta essere la stessa persona?

Guybrush passò alla tomba successiva, in cui c'era scritto "I QUAGMYER - Non oltrepassare."

Lentamente ma inesorabilmente, si stava addentrando sempre più in profondità nel cimitero, allontanandosi dall'ingresso e dirigendosi verso il punto in cui si congiungevano i due lati della costa di Scabb Island.

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